L’équipe sinodale alla Guardia per preparare la fase attuativa del Cammino

Il Cammino Sinodale non è finito. “Da ottobre 2026 a giugno 2027 vivremo la ‘fase attuativa‘ – spiega Angela Testi, responsabile dell’équipe sinodale della Diocesi di Genova – in cui le Chiese locali sono chiamate a far diventare la sinodalità una prassi ordinaria della vita diocesana.”

Per fare il punto del percorso e delineare le prossime tappe, l’équipe sinodale si è incontrata al Santuario della Madonna della Guardia sabato 1 agosto 2026, per una giornata di lavoro insieme con il vescovo p. Marco Tasca.

Il Cammino delle Chiese che sono in Italia (questa la definizione) ha attraversato tre fasi: la fase “narrativa” (2021/2023) è stata dedicata all’ascolto e al racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori; nella seconda fase, detta “sapienziale” (2023-24) l’ascolto è confluito in un discernimento di “ciò che lo Spirito dice alle Chiese”; sulla base di quanto maturato nelle precedenti due, la terza fase “profetica” ha portato le Chiese a individuare 124 proposte, esposte nel Documento di Sintesi “Lievito di Pace e di Speranza” (ottobre 2024). Ed è tra queste proposte che ora la Chiesa genovese, come ogni Chiesa locale, è chiamata ad individuare le sue priorità e a fare le scelte perché la sinodalità diventi esperienza quotidiana.

L’ultimo documento della Conferenza Episcopale Italiana che riprende il Documento di Sintesi e indirizza il cammino delle Chiese in Italia verso la concretizzazione è “Radicati e costruiti in Cristo – Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale” (giugno 2026).

Nel frattempo, il Sinodo dei Vescovi ha vissuto il Cammino sinodale a livello di Chiesa universale con un’Assemblea Generale in due sessioni (nell’ottobre 2023 e 2024) e un percorso scandito da approfondimenti e documenti. L’ultimo in ordine di tempo è di pochi giorni fa, “Fare memoria. Accompagnare la preparazione dell’Assemblea di valutazione della Chiesa locale” (luglio 2026) dedicato proprio alla fase attuativa e pensato per accompagnare le Chiese locali nella verifica del cammino fatto e alle scelte finali. Ogni Diocesi ed Eparchia (le Diocesi delle Chiese cattoliche orientali) è chiamata a sintetizzare il percorso di verifica con un’Assemblea di valutazione.

“A Genova – commenta ancora Testi – l’Assemblea di verifica è in calendario il 29 maggio 2027. Entro il 30 giugno, infatti, le Diocesi e le Eparchie dovranno inviare gli esiti della verifica sia alla CEI che al Sinodo dei Vescovi: per la prima volta i due percorsi paralleli si ricongiungono in una restituzione comune che collega tutte le aree concentriche della Chiesa.”

“Per la verifica del Cammino – spiega inoltre l’équipe sinodale – fanno da riferimento i due documenti della CEI (“Radicati e costruiti in Cristo”) e del Sinodo dei Vescovi (“Fare memoria”) che consegnano a ogni Chiesa locale due domande: quale volto concreto di Chiesa sinodale missionaria sta emergendo nella nostra comunità? E quali proposte si intendono avviare o continuare a sperimentare, con quali risorse, tra persone, strutture, aggregazioni e con quali tempi?”

Due sono anche gli esiti che ogni Chiesa locale deve prevedere all’atto della verifica: “Prima dell’Assemblea diocesana – racconta don Gianni Grondona, vicario episcopale per la sinodalità – dovremo predisporre un resoconto narrativo, una rilettura spirituale del cammino fatto, alla luce di come sono cambiate le nostre relazioni, i processi ecclesiali e i legami. Durante l’Assemblea, che sarà composta da un certo numero di delegati, la rilettura comune del resoconto produrrà una Lettera alle altre Chiese con cui tutte le Chiese sono chiamate a scambiarsi l’annuncio dei doni ricevuti dallo Spirito, secondo la consuetudine delle Litterae communionis (lettere di comunione) che, nella Chiesa antica, una comunità indirizzava alle altre per testimoniare la fede.”

Il Cammino sinodale, quindi, non è concluso. A livello di Chiesa universale l’orizzonte è al 2028, quando si terrà l’assemblea di verifica conclusiva in Vaticano. La Chiesa italiana, invece, ha fissato al 2030 il termine della fase di attuazione, perché nelle Chiese locali diventi patrimonio di tutta la comunità quanto è stato ascoltato, è diventato frutto di discernimento ed è stato assunto come direzione dello Spirito per la Chiesa di oggi.