Il Vangelo di domenica 19 luglio

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,24-30

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

1 ‑ Il metodo divino ‑ Il conflitto tra fede e ragione, tipico di ogni esperienza religiosa, non è tanto dovuto alla insondabile profondità dei misteri rivelati quanto alla irriducibile diffe­renza fra il metodo di Dio e il nostro metodo: ‘I miei pensie­ri non sono i vostri pensieri’. Il conflitto emerge soprattutto a proposi­to di alcuni problemi critico-etici: la creazione dal nulla, il male, il dolore, la morte, la condotta di Dio apparentemente esigente con i buoni e permissiva con i cattivi, il conflitto fra legge di Dio e libertà umana (prima i diritti o i doveri?), fra giustizia e misericordia…

2 ‑ La soluzione ‑ Essa si trova nella lettura odierna della Sapienza: a) Dio cura talmente tutte le cose, che non deve difendersi dall’accusa di giudice ingiusto, b) l’onnipotenza di Dio è principio di giustizia, c) il dominio universale di Dio spiega la sua indulgenza, d) Dio interviene con forza quando l’insolenza umana vuole so­stituirsi alla sua onnipotenza: ‘Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giu­sto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi’. Si resta stupefatti di fronte a tale splendore di logica sapienziale!

3 – Il grano e la zizzania ‑ Questa parabola spiega invece perché Dio tollera il male nel mondo: ‘Lasciate che crescano insieme’. Si direbbe che il bene e il male devono comportarsi da fratelli. In effetti, l’arte creativa di Dio sa produrre il bene anche dal male; ma c’è una ragione superiore: la loro convivenza fa bene ad ambedue: i buoni costituiscono uno stimo­lo salutare per i cattivi, mentre i cattivi sfidano continuamente i buoni a dare il meglio di sé. D’altra parte, l’unico motivo per cui Dio tollera il male e i cattivi è perché anch’essi sono costretti (e Satana lo è in prima persona) a collaborare al progetto divino della salvezza. Questa parabola infine è fondamentale anche per capire la realtà della Chiesa: essa è convivenza di bene e di male, non circolo chiuso per gli eletti e i perfetti. I buoni e i cattivi non devono soltanto rispettarsi, ma ‘convivere’ insieme e pacificamente. Un bel rompicapo…

4 ‑ Il chicco di senape‑ Il bene è il chicco più piccolo, destinato a diventare l’albero più grande. Non facciamo mai l’errore madornale di misurare il bene con criteri di grandezza umani: il bene, per quanto piccolo sia, ha in sé qualcosa di infinito, di indistruttibile. E’ cosa divina. Quindi, anche un bic­chiere d’acqua, dato per amor di Dio, ha una efficacia incalco­labile. Soprattutto per gli effetti benefici che produce in chi lo compie. Un gesto di bontà pesa più di tutto l’odio della terra!

5 ‑ Il lievito ‑ Il bene è anche fermento buono, che deve essere nascosto nella massa per trasformarla in sé. Basta una misura minima, un pizzico, che però ha il potere di far lie­vitare tutta la realtà. Chi è, in fondo, i1 lievito divino? E’ lo Spirito Santo, il quale suscita nel cuore dell’uomo i desideri di Dio e li trasforma in una vita di qualità divina e trinitaria. Lievito buono deve essere anche ogni credente, ogni uomo di buo­na volontà, ogni onesto, i quali animano con l’esempio il loro ambiente di vita.