Genova e Liguria
Verso il Referendum costituzionale, dibattito al Quadrivium
Martedì 17 marzo alle 18 a cura del Percorso di Formazione Politica
Domenica 22 e lunedì 23 marzo saremo chiamati alle urne per votare al referendum popolare confermativo della legge costituzionale recante: «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare».
Il testo del quesito referendario, come riformulato dal D.P.R. 7 febbraio 2026, è il seguente: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».
Per aiutare i cittadini a comprendere meglio il quesito e l’oggetto del referendum, il Percorso Diocesano di Formazione Socio-Politica ha in programma un dibattito in cui le “ragioni del sì” e le “ragioni del no” si confronteranno per spiegare e illustrare le proprie motivazioni.
L’appuntamento è per martedì 17 marzo alle ore 18 alla Sala Quadrivium.
Interverranno Paolo Bonanni, Avvocato, Comitato per il Sì e Adriano Patti, Magistrato in pensione, Comitato Giusto dire No.
Sarà presente Mons. Marco Tasca, Arcivescovo di Genova.
«Il referendum è previsto dalla Costituzione. Per questo, come Percorso di formazione politica siamo impegnati per favorire la partecipazione al voto», spiega don Massimiliano Moretti. «Il vero vulnus alla democrazia non è che vinca il sì o che vinca il no – non è questo il problema – ma che la gente non vada a votare. Questa è la vera ferita».
«Partiamo da ciò che dice la Costituzione: il popolo è sovrano. Per questo, il popolo dovrebbe essere molto più informato di quanto non sia oggi, e capace di formarsi un’opinione. Questo è un diritto, ma anche un dovere. Altrimenti si rischia di cambiare delle cose senza avere consapevolezza di quello che si fa. L’importante è arrivare ad un voto consapevole, e allo stesso tempo formarsi per costruirsi delle idee e coltivare una propria cultura civica».
Il dibattito proposto dal Percorso politico si muove in questa direzione, in un momento storico in cui lo scontro è forte e si rischia di perdere di vista il vero significato di questa chiamata al voto.
«In Italia, purtroppo, ogni referendum di questo tipo viene utilizzato come voto pro o contro il governo. Questo approccio è sbagliato, e le persone finiscono per cadere in questa trappola. Il referendum non è uno strumento per valutare il governo», prosegue don Massimiliano. «Ogni cittadino dovrebbe avere una coscienza, formata magari anche dalla Dottrina Sociale della Chiesa e dal Vangelo, che dovrebbe aiutarlo a valutare se quella riforma è giusta oppure no».
«Spesso, dentro ogni giudizio politico mettiamo la nostra identità di partenza più che l’oggetto reale del quesito referendario. Il compito di percorsi come il nostro dovrebbe essere proprio questo: aiutare a uscire dalle logiche dei partiti – che pure fanno il loro mestiere – e chiedersi piuttosto: questa cosa è davvero un bene per la nostra comunità oppure no?».
«È bene spiegare – conclude don Moretti – che una riforma costituzionale come questa avrà effetti anche sul futuro. Andare a votare è decisivo. Chi non voterà, lascerà decidere a qualcun altro, che avrà una sorta di “delega”. Dobbiamo esserne tutti consapevoli».
Per l’approfondimento alleghiamo due interventi:
LE RAGIONI DEL SI
LE RAGIONI DEL NO
