“La guerra non è inevitabile”: l’appello di padre Tasca per la pace

Mercoledì 4 marzo l’Arcivescovo ha presieduto la S. Messa in Cattedrale

Cattedrale gremita e intensa partecipazione di fedeli per la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo mercoledì 4 marzo, nella giornata in cui le diocesi italiane hanno aderito all’invito del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) a pregare per la pace in Ucraina, in Terra Santa e in tutte le terre martoriate dalla guerra. L’iniziativa ha unito spiritualmente le Chiese del continente europeo in una supplica comune, segno concreto di comunione ecclesiale in un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali.

Nell’omelia, padre Tasca ha sottolineato il valore della preghiera condivisa: “È bello che oggi, in tutte le Chiese d’Europa e in Italia, si celebri questa Eucaristia per il grande dono della pace. È bello sentire che siamo uniti nella preghiera, in un’Europa che fa fatica a trovare strade comuni e percorsi condivisi”.

Una riflessione che ha posto l’accento sul significato ecclesiale della giornata: una Chiesa che “vuole camminare insieme” e che intende offrire al mondo un segno propositivo di pace, mentre il dramma della guerra continua a colpire popolazioni innocenti.
Il pensiero è andato alle vittime dei conflitti: “Preghiamo per le vittime della guerra, per chi sta soffrendo la terribile realtà della violenza”, ha affermato l’Arcivescovo, ricordando in particolare l’Ucraina, la Terra Santa e “le troppe parti del mondo dove la guerra semina distruzione e morte”.

Con parole nette, l’Arcivescovo ha richiamato la responsabilità dei governanti: “Preghiamo perché i responsabili delle nazioni non si abbandonino alla tentazione della violenza e del dominio, ma scelgano il disarmo dei cuori e delle anime e si impegnino a promuovere la giustizia e il dialogo”.
Un passaggio centrale dell’omelia ha riguardato la convinzione che la guerra non sia un destino inevitabile: “Occorre fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile. La guerra non è ineluttabile e non è inevitabile”.

Richiamando l’invocazione costante del Papa alla misericordia e alla pace per il mondo intero, padre Tasca ha messo in guardia dalla “grande tentazione” di ritenere il conflitto armato una fatalità storica.

Nel cuore della riflessione, una sottolineatura essenziale: “Dio è la vera pace e non può accoglierlo chi semina discordia e medita violenza”. La pace, dunque, non come semplice tregua o equilibrio fragile, ma come dono che nasce dalla conversione del cuore e si traduce in fraternità concreta.
L’Arcivescovo ha invitato l’assemblea ad affidare al Signore “i popoli feriti dalla guerra”, chiedendo che illumini “le nostre paure e le nostre resistenze, che talvolta sono il motivo di tanta violenza”. Una supplica perché la presenza di Dio “disarmi i cuori e apra nuove vie di fraternità”.

Non è mancato un pensiero per chi opera quotidianamente per la riconciliazione: “Preghiamo per gli operatori di pace, perché non si sentano soli, perché perseverino nel bene anche grazie al nostro appoggio incondizionato, forte e deciso”. Un incoraggiamento a sostenere, con la preghiera e con la testimonianza, quanti costruiscono ponti di dialogo. E un monito conclusivo, pronunciato con franchezza: “A coloro che ostacolano la pace, Dio doni di trovare la guarigione. Chi ostacola la pace è malato: la guarigione consiste nell’allontanarsi dal male”.