Comunità diocesana
EDITORIALE – Cinque domande dei giovani alla Chiesa di oggi
GIOIA IN SPIRITO E CORPO, RICERCA DI SENSO, MORTE E VITA, CASA COMUNE, FRATERNITÀ. TEMI COMPLESSI, MA I GIOVANI ASPETTANO CHE NE PARLIAMO
A conclusione del mio intervento per il primo incontro della formazione diocesana a Genova (vedi inserto, su Il Cittadino n. 37), ho provato a suggerire cinque domande silenziose che la sete dei giovani rivolge oggi alla Chiesa. Domande che mi sembrano venire dalla cultura dei giovani che, nelle forme e negli stili della loro vita, interpella la Chiesa. Le elenco così: fare esperienza di una gioia possibile; la ricerca di senso, la speranza di non morire, la cura della casa comune, il desiderio di fraternità, di una fraternità eucaristica che riguarda anche le nostre liturgie. (…)
Fare esperienza di una gioia possibile
La prima domanda è questa: fare esperienza di una gioia possibile. Dobbiamo dirci con molta sincerità che non sempre i nostri luoghi cattolici sono luoghi molto gioiosi. Occorrerebbe forse togliere un po’ di polvere, mettere qualche luce che illumini la sala, perché è difficile per un giovane stare in luoghi polverosi e semioscuri. Uno dopo un po’ ha voglia di andar via. Lo dico sorridendo, so che mi capite. Occorre, in concreto, essere evangelizzatori “con spirito”, dice Papa Francesco nella Evangelii Gaudium. Testimoni di un incontro, adulti affidabili, testimoni gioiosi, perché di gioia i giovani sono assetati. Certo, qualche volta la vivono molto male. (…)
Unicità e ricerca di senso
Seconda domanda è la sfida della unicità e della ricerca del senso. I giovani, in particolare oggi, testimoniano l’emergere del soggetto nella sua radicale unicità, la singolarità di ciascuno. Io so benissimo che questo è molto rischioso, e anche a noi, anche a me fa un po’ paura, tant’è vero che noi, per esorcizzare questa paura parliamo sempre di individualismo. È vero, ma l’individualismo è soltanto il versante negativo di una cosa buona, che è il valore di ciascuno, il nome proprio di ciascuno, quello che abbiamo ricevuto nel battesimo. Paradossalmente, anche il diminuire dei numeri dei giovani nelle nostre comunità ci può aiutare: possiamo avere con loro un rapporto singolo, a tu per tu, che valorizza l’unicità di ciascuno. (…)
La speranza di non morire
La terza domanda che ci viene dai giovani la sintetizzo così: la speranza di non morire. Quello della morte e del dolore è un altro tema che noi spesso archiviamo, perché è difficile parlarne. Invece il senso del vivere e del morire è la grande domanda dei giovani di oggi. Ce ne accorgiamo quando muore un loro compagno, un loro amico. E allora a Messa ci vengono e non si vergognano di fare tutti la comunione, magari senza capire bene cosa fanno. Ma lì c’è una domanda di senso, sul dolore e sul morire. (…)
La cura della casa comune
Quarta domanda dei giovani: la cura della casa comune, il discorso della custodia del creato, l’ecologia integrale, il Vangelo della creazione, imparando, come ci chiede Francesco, a far interagire il grido della terra e il grido dei poveri. Ecologia integrale, non semplicemente ambientalismo facile, i poveri, i migranti ambientali che aumenteranno sempre di più per la desertificazione dell’Africa. Ecco, i giovani sono sensibili a questo e in questo dicono una sensibilità che, magari più nascosta, è anche la nostra. (…)
Il desiderio di fraternità
L’ultima parola è il desiderio di fraternità. Certo abbiamo visto le violenze di giovani e giovanissimi nelle scorse settimane. Se i nostri oratori diventassero lo spazio in cui si impara a vivere in gruppo e non in branco… E poi dal gruppo alla fraternità, che per noi è anche fraternità eucaristica. La Chiesa come fraternità eucaristica. È anche la questione liturgica. (…)
Lo Spirito gioca nella invisibilità
e nella piccolezza
Concludo citando ancora il cardinal Martini, una sua lettera pastorale del 1997. Sembra scritta ieri e un po’ ci conforta. Dice così Martini: “È la convinzione che lo Spirito c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli apostoli. C’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi. A noi non tocca né seminare lo Spirito, né svegliarlo, ma anzitutto – e guardate come son belli i verbi – riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. C’è e non si è mai perso d’animo rispetto al nostro tempo. (…)
Mons. Calogero Marino
Vescovo di Savona-Noli
Il Testo integrale su Il Cittadino n. 37