Polo Semeria, dove la cura delle persone incontra quella del Creato

La struttura, nata per accogliere persone con Hiv-Aids e oggi aperta anche a senza dimora e rifugiati, è stata rinnovata con interventi di efficientamento energetico

L o scorso 30 settembre Fondazione Auxilium ha inaugurato la sua struttura del Polo Semeria al termine di importanti lavori di ristrutturazione e riqualificazione energetica, eseguiti grazie al contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo in collaborazione con Fratello Sole Energie Solidali, nell’ambito dell’iniziativa benEfficientiamo, e al sostegno della Fondazione “Una mano per gli altri”. All’inaugurazione sono intervenuti p. Marco Tasca, Arcivescovo di Genova, che ha benedetto i locali e gli spazi esterni, Cristina Lodi, Assessora al Welfare del Comune di Genova, Anna Palmieri, Presidente del Municipio VIII Medio Levante, Nicoletta Viziano, componente del Comitato di Gestione della Fondazione Compagnia di San Paolo, Andrea Checchi, Presidente di Fratello Sole Energie Solidali, Alessandro Brena, Direttore dei lavori, Fortunato Capogreco della Ditta Capogreco che ha eseguito i lavori.
Il Polo Semeria, un complesso immerso nel verde nell’omonima Via Semeria, è luogo di accoglienza, simbolo di una storia di speranza spinta sempre un po’ più in là rispetto a quanto sembrava possibile. Qui infatti, nel 1994, don Piero Tubino volle aprire la prima casa alloggio della Liguria per persone con HIV-Aids e con percorsi di vita difficili, in condizione di emarginazione sociale e familiare che la malattia acuiva con il suo stigma sociale. Qui, mentre la maggioranza si allontanava dai malati destinati allora ad una morte precoce, alcuni volontari, operatori sociali, religiosi e religiose si fecero vicini e iniziarono una storia di condivisione che ha portato “Casanostra”, come si chiamava allora, da “luogo della buona morte” a occasione per rilanciare la vita, grazie alla progressione della medicina e all’allargarsi di una rete di comunità che accoglie. Oggi il Polo Semeria, nelle sue diverse articolazioni, ospita anche persone senza dimora e persone straniere in status di rifugiato all’interno del progetto SAI. La sua ristrutturazione è ancora una volta il segno di una speranza che si rinnova e amplia lo sguardo.

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 34