Animatori di comunità, secondo anno

Altri 24 partecipanti alla Scuola diocesana Evangelii Gaudium. Intervista a Don Gianfranco Calabrese

La Diocesi di Genova ha dato il via al secondo anno della Scuola Evangelii Gaudium per la formazione degli animatori di comunità. Un frutto sinodale, in sintonia con le prospettive maturate in questi anni nella Chiesa universale e italiana, in stretta relazione con le fraternità di parrocchie e i 5 Sabati di formazione per tutti. I 23 partecipanti del primo anno saranno impegnati nel mettere a terra i progetti maturati nell’ambito delle loro comunità di riferimento. E intanto altri 24 iscritti iniziano il percorso. Età media 52 anni, segno di una partecipazione matura e consapevole, malgrado gli impegni di una fascia di età attiva lavorativamente. 16 tra vicariati e fraternità di parrocchie stanno compartecipando alla Scuola, avendo candidato uno o più partecipanti. Ne abbiamo parlato con don Gianfranco Calabrese, Vicario per l’annuncio del Vangelo e per la missionarietà che coordina il progetto, “con l’aiuto preziosissimo – ricorda – dell’équipe di laici e sacerdoti che porta avanti tutti gli incontri”.
Don Gianfranco, riparte un altro anno della Scuola Evangelii Gaudium. Facciamo il punto.
La Scuola nasce dal documento di Papa Francesco sul Ministero del Catechista – Animatore di Comunità e dallo stimolo offerto dal Sinodo sia sulla formazione, a cui la Diocesi risponde anche con i 5 Sabati, sia sulla corresponsabilità differenziata, istanze sorte dalla consultazione sinodale di tutta la Chiesa di Genova, così come delle altre Chiese in Italia.
L’obiettivo è formare animatori di comunità al fianco dei vicari e dei coordinatori delle fraternità di parrocchie.
Per dare avvio al primo anno, la scuola ha operato una consultazione di tutte le zone, chiedendo ai preti e alle comunità di indicare e candidare persone espressione delle loro parrocchie e dei loro vicariati: così abbiamo avuto 23 persone che si sono messe a servizio, con una età media di 52 anni, aspetto molto significativo, che si è ripetuto anche quest’anno.
Come è organizzata la scuola?
Si sviluppa su 8 fine settimana e su quattro piste: crescere spiritualmente, perché non si tratta solo di acquisire competenze tecniche; sviluppare o rafforzare capacità relazionali e nella gestione delle dinamiche di gruppo; formarsi nella programmazione e, certamente non ultimo, conoscere più approfonditamente alcuni aspetti della vita della Chiesa: centralità della Parola, carità, servizio. Alla fine del primo anno i 23 partecipanti, in accordo con i loro vicariati, hanno sviluppato progetti che, in questo secondo anno, sono chiamati a mettere in atto seguiti e tutorati dall’equipe della scuola.
Altre 24 persone intanto hanno iniziato il primo anno.
Sì ed è sicuramente una bella conferma. Anche quest’anno l’età media dei 24 iscritti è di 52 anni, segno della presenza di una comunità di adulti che si impegna malgrado il carico della vita attiva.
Tra lo scorso anno e questo, sono già 16 i vicariati o le fraternità di parrocchie coinvolti, anche questo un bel segnale di condivisione e comprensione del percorso, proposto per il bene delle singole comunità.
Cosa faranno gli animatori di comunità?
Intanto va detto che il percorso di formazione che stanno affrontando non implica automaticamente il diventare animatori: come per il percorso vocazionale, anche in questo caso ci sarà il conferimento del “ministero di animatore di comunità”, perché essere istituiti animatori è un dono che la comunità ecclesiale conferisce attraverso il Vescovo e non è semplicemente una serie di conoscenze sancite da un esame. Naturalmente, anche la persona stessa sarà chiamata a valutare la sua disponibilità a questo servizio, al termine del percorso fatto.
Detto ciò, quanti saranno istituiti animatori di comunità non torneranno nei loro ambienti per comandare ma per lavorare insieme. Su questo punto fa da riferimento il documento “Radicati e costruiti in Cristo” della Cei, che guiderà anche i nostri 5 Sabati, quando, al punto 4, parla di “corresponsabilità differenziata”.
Richiamandosi al cammino sinodale della Chiesa universale, la Cei spiega che “la corresponsabilità nella vita della comunità apre all’esperienza di ‘diaconie pastorali’ in cui si attua «il servizio di animazione pastorale della comunità sempre di più come lavoro di squadra tra presbiteri, diaconi, ministri istituiti e di fatto, laici e laiche, sposi, consacrati e consacrate, anche attraverso la formazione di ‘équipe pastorali’ o ‘gruppi ministeriali’ a servizio di una o più parrocchie o di una unità pastorale» (cfr. LPS 70).”
È appunto la linea su cui nasce e si sviuppa la Scuola e che fa camminare la nostra chiesa diocesana in sintonia con tutta la Chiesa.