Sport
Lo sport racconta l’Italia che cambia
L’ Italia si dimostra un Paese sempre meno calciofilo e più attento a discipline come atletica leggera e nuoto, che quest’estate hanno appassionato milioni di persone. Ai campionati europei di Birmingham e Parigi le nazionali azzurre hanno ottenuto risultati straordinari, grazie anche a tanti giovani e a ragazze e ragazzi di seconda generazione. Sara Curtis, Nadia Battocletti, Chituru Ali, Yeman Crippa, Lorenzo Ndele Simonelli, Andy Díaz Hernández e Mohamed sono alcuni dei nomi che raccontano un’Italia finalmente più simile a quella che da anni vediamo, ad esempio, in Francia e Gran Bretagna. Questi atleti portano medaglie, ma soprattutto contribuiscono a cambiare la cultura del Paese, facendo emergere un’Italia reale, moderna e plurale, che la politica spesso fatica a interpretare.
I ragazzi nati da uno o due genitori stranieri sono già il presente: dopo anni di allenamenti e sacrifici, rappresentano orgogliosamente l’Italia nelle competizioni internazionali. Le seconde generazioni non sono più un tema da rinviare al futuro: sono l’oggi, con un messaggio potente e positivo. Lo sport dimostra così che l’integrazione è una realtà. Atleti di origini diverse corrono, saltano, nuotano, giocano a pallavolo e praticano diverse discipline, parlando con accenti veneti, lombardi, toscani o campani e superando stereotipi e pregiudizi. Dal gennaio scorso il cosiddetto “ius soli sportivo” consente ai ragazzi stranieri regolarmente residenti in Italia dal compimento del decimo anno di età di tesserarsi presso società affiliate alle federazioni nazionali e agli enti di promozione sportiva.
Non tutto, però, è risolto. Restano episodi di pregiudizio, come quando figure pubbliche hanno sottolineato, riferendosi alle pallavoliste Paola Egonu e Myriam Sylla, i loro “tratti somatici diversi dalla maggioranza degli italiani”. Sono atteggiamenti destinati però all’irrilevanza in un Paese che, nella sua realtà quotidiana, è già più avanti. Lo sport non è soltanto agonismo e medaglie. È una straordinaria agenzia educativa e un investimento sul futuro. Una ricerca del Migration Policy Institute ne evidenzia il ruolo nell’integrazione dei migranti: praticare sport riduce le barriere, favorisce relazioni paritarie, rafforza autostima e senso di appartenenza e contrasta ansia e isolamento. Funziona ancora meglio quando sport, scuola e famiglie collaborano. Anche per questo, nelle piscine, sulle piste e nei campi di gara, si sta costruendo un pezzo importante dell’Italia di domani.