Genova e Liguria
Scuole Paritarie: buono scuola e niente Imu
Ci sono voluti “solamente” 87 anni per ottenere qualche spicciolo a favore delle famiglie che non intendono avvalersi delle scuole statali e dare ai propri figli un’istruzione più consona ai propri principi morali ed etici!
Due sono gli interventi in materia e più precisamente una norma di interpretazione autentica in materia di IMU sugli edifici scolastici ed un piccolo e precario sussidio alle famiglie.
Imu sugli edifici scolastici
Sul primo intervento occorre fare una premessa: gli immobili di proprietà degli enti non commerciali, direttamente usati per fini diversi dall’esercizio di attività commerciali, non pagano l’IMU.
Ma un immobile ad uso scuola gestito da un ente non commerciale che si fa pagare una retta, come fa ad essere considerato “non commerciale”? Con una norma d’interpretazione autentica, la legge di bilancio per il 2026 interpreta tale disposizione stabilendo che le attività didattiche svolte negli immobili posseduti e direttamente utilizzati dagli enti non commerciali si considerano non commerciali quando il corrispettivo medio richiesto alle famiglie risulta inferiore al costo medio per studente, ovvero al parametro annualmente determinato e pubblicato dal Ministero dell’Istruzione e del merito. Questa è una norma “stabile”, vale per sempre (finché non verrà nuovamente modificata).
Contributo per chi frequenta le paritarie
Non è invece stabile ma, anzi, altamente precaria, la seconda misura introdotta (al comma 519) che prevede la corresponsione di contributo fino ad un importo massimo di 1500 Euro alle famiglie degli studenti che frequentano una scuola paritaria secondaria di primo grado o il primo biennio del secondo grado. Vi sono però due vincoli estremamente rigidi: bisogna avere un ISEE non superiore a 30.000 Euro e la somma massima impegnata dallo Stato è di 20 milioni. Si tratta quindi di un piccolo aiuto alle famiglie e per un solo anno. Meglio di niente!
La scuola cattolica è come un vaso di coccio tra vasi di ferro (Esopo e Manzoni). Debole e forte al medesimo tempo: debole economicamente ma forte di spiritualità, missione, risorse morali, speranze… Ma resta la crisi e l’emorragia di studenti (complice anche la denatalità) che da oltre vent’anni provoca la chiusura di moltissime scuole confessionali di ogni ordine e grado.
Ci sono molti modi per rendere economicamente sostenibile ed equo il sistema delle scuole paritarie: voucher alle famiglie, deduzione delle rette dal reddito imponibile, sostegni alle scuole (che fanno risparmiare allo Stato un sacco di soldi) etc., sempre nel limite del costo standard che lo Stato risparmia sui ragazzi che non frequentano la scuola statale e che, in funzione del grado di scuola e, del posizionamento geografico, oscilla tra i 5 mila ed i 7 mila euro annui. Per non parlare degli alunni disabili o con bisogni particolari che hanno un insegnante di sostegno (costo annuo oltre 20 mila Euro) e che nelle scuole cattoliche ricevono solamente pochi spiccioli.
Senza dimenticarsi che non c’è solo la scuola, anche in altri campi si possono dare aiuti alle famiglie, un esempio virtuoso è quello della Regione Liguria che conferma anche per il 2026 le agevolazioni sugli abbonamenti ferroviari: gratuità per gli studenti fino a 19 anni e riduzione al 50% per la fascia under 26 sugli spostamenti tra residenza e sede di studio.
L’importanza delle scuole cattoliche
Ma perché le scuole cattoliche sono importanti? Le scuole paritarie non sono società commerciali che lucrano e guadagnano, sono enti non profit che devono galleggiare tra i molti costi e le entrate che diminuiscono continuamente (anche a casua del calo demografico).
Ma allora come va interpretata la frase (Art. 33 della Costituzione) “senza oneri per lo Stato”?
A mio avviso significa che lo Stato non deve pagare per gli immobili, i professori, i bidelli, le utenze… delle scuole cattoliche, ma, aggiungo, neanche guadagnarci, cosa che invece fa in quanto risparmia sui servizi che non dà ad una molteplicità di studenti.
Ma i politici cattolici in tutti questi anni dove erano? Sicuramente erano latitanti (a cominciare dalla Democrazia Cristiana) forse timorosi di affrontare un argomento complesso, irto di ostacoli e di opposizione da parte di altre forze politiche, quindi era meglio non affrontarlo, non correre il rischio di inimicarsi i tanti politici di sinistra con i quali si andava a braccetto al Governo e negli Enti locali.
Grave, gravissima colpa della DC non aver difeso l’autonomia giuridica ed economica delle scuole cattoliche in nome dei quieto vivere.
Un plauso va dunque all’AGESC Nazionale in persona del Presidente Palaia ed alle altre associazioni (Cdo Opere educative –FOE, CIOFS scuola ETS Figlie di Maria Ausiliatrice (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane), Salesiani per la scuola – CNOS Scuola Italia, FAES (Associazione Famiglia e Scuola), FIDAE (Federazione Istituti di Attività Educative), FISM (Federazione Italiana Scuole Materne), Fondazione Gesuiti Educazione) che hanno sollecitato miglioramenti legislativi attraverso un tavolo permanente con il Governo Meloni e stanno ancor oggi attivamente operando affinché le persone coinvolte nella scuola cattolica (genitori, studenti, insegnanti e personale amministrativo) non siano considerate “di serie B” .
(la versione integrale su Il Cittadino n. 3)
