Mediterraneo. Un mare di popoli

Papa Francesco, nella sua visione profetica, da alcuni anni ha stimolato alcuni attori operanti nel Mediterraneo, in primis i vescovi, ma anche i teologi, i filosofi e in special modo i giovani, a impegnarsi nel costruire una civiltà mediterranea pensata, meditata, ma soprattutto vissuta nel concreto. Come ci ha abituato a fare, papa Francesco ha dato inizio ad un processo che si sta costruendo pian piano, attraverso vari appuntamenti e relazioni che si sono intrecciate via via in questi anni, con l’obiettivo di aiutare tutte le popolazioni, tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo a sentirsi parte di qualcosa di comune, a sentirsi parte addirittura di un luogo teologico, di uno spazio che, come è stato per il processo sinodale in Amazzonia, ripensi un territorio al di là dei confini nazionali, culturali e perfino religiosi.

In questo percorso si insersce MED26, l’appuntamento vissuto a Barcellona dal 9 al 12 giugno. È un processo che è stato fatto suo anche da Papa Leone, tanto che il papa ha voluto incontrare nel suo vaggio apostolico in terra spagnola i partecipanti a questo incontro. Non erano presenti solo vescovi, giovani, teologi ma anche alcune realtà che in questi anni, parallelamente, si sono costituite come network di relazioni, tra cui per esempio alcune monache rappresentanti di una rete di monasteri. Questi giorni sono serviti ancora una volta per ritrovarsi, conoscersi meglio, mettere in sinergia le diverse reti che si stanno formando.

Anche l’Arcivescovo di Genova, padre Marco Tasca ha voluto essere presente a questo incontro che ha visto, tra l’altro, la presentazione dei frutti di alcune delle reti collegate al percorso, tra i quali spicca il lavoro fatto dai teologi e filosofi del Mediterraneo, di cui fa parte anche il nostro Istituto Superiore di Scienze Religiose, rappresentato dal professor Marco Damonte, anch’egli presente a questo importante incontro.

Sentirsi parte, ai piedi della Sagrada Familia

È stato significativo che l’incontro fosse inserito nel contesto del viaggio apostolico, perché ha dato l’opportunità a questo gruppo di vivere anche gli importanti appuntamenti del Santo Padre a Barcellona. Primo tra tutti la veglia con 44 mila partecipanti da tutte le diocesi limitrofe a quella di Barcellona. Ci ha colpito, oltre al clima di festa e di gioia, questa Chiesa che si ritrova, si riconosce, celebra l’incontro con Cristo intorno al Santo Padre. Soprattutto, siamo rimasti toccati dal dialogo tra il Santo Padre e le testimonianze che ci sono susseguite in quella serata.

E poi il grande onore di poter essere presenti all’inaugurazione della Torre di Gesù, la torre più alta della Sagrada Familia, che culmina almeno a livello verticale il grande sogno di Antoni Gaudì (1852/1926), architetto venerabile in via di beatificazione. È stato davvero un momento storico, che ci ha dato ancora una volta la prospettiva di questo Mediterraneo casa comune: dentro a quella chiesa, così ricca di immagini, frutto del lavoro e dell’ingegno umano, così densa di significato teologico, tutti facilmente ci siamo riconosciuti parte di uno stesso popolo, radunato intorno all’altare del Signore nella celebrazione eucaristica.

Come tutti i processi, anche quello del Mediterraneo continuerà ad andare avanti, con tanti appuntamenti e le varie reti coinvolte si sono già organizzate per continuare il lavoro. Ma i giorni vissuti a Barcellona quest’anno sono stati certamente un punto fermo in questo percorso, un punto fermo che ogni partecipante riporterà nelle proprie comunità d’origine per aiutarci ancora una volta a capire che questo mare che ci divide, in cui perdono la vita tante persone, che per molti è speranza ma anche ostacolo e fatica, ecco questo mare nel segno di Cristo diventa ancora una volta opportunità di incontro e di crescita, di bene comune, per una civiltà basata sul rispetto, sulle relazioni, sul riconoscerci tutti fratelli e sorelle perché figli dello stesso Padre.



Don Davide Sormirio
Sacerdote, segretario del vescovo p. Marco Tasca