Chiesa e Mondo
Casa dell’Angelo a Quarto, esempio straordinario di accoglienza
Nata per ospitare le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini, è la protagonista della Campagna CEI “Nelle nostre vite, ogni giorno”
Nella Parrocchia dei Santi Angeli Custodi a Quarto è nata qualche tempo fa la Casa di accoglienza “Don Aldo Cresta & Anna e Mimmo”, per tutti la “Casa dell’Angelo”. Qui, consolidando e ampliando un’esperienza già esistente, trovano alloggio e accoglienza le famiglie dei bambini ricoverati nel vicino Ospedale Gaslini. Questa straordinaria esperienza, portata avanti oggi da don Stefano Bisio e dalla comunità cristiana, è diventata oggetto della campagna promozionale per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, il Sovvenire.
“Il contatto con la sofferenza ha segnato il nostro cammino umano e pastorale” – spiega don Stefano Bisio, 40 anni, parroco di una comunità di parrocchia, a Genova, che comprende la Casa dell’Angelo “Don Aldo Cresta & Anna e Mimmo” – “Qui non c’è un ente, un’associazione dedicata ma una comunità cristiana nata in un cammino di fede che vive con le porte aperte e accoglie in maniera familiare”.
Nella struttura vengono accolte le famiglie dei bambini in cura all’Ospedale pediatrico “Gaslini” di Genova: un servizio quotidiano di condivisione, ascolto, accoglienza, reso possibile dall’impegno dei parrocchiani di don Stefano.
“La Casa dell’Angelo – ricorda il sacerdote ligure – è nata con l’istituzione della parrocchia dei Santi Angeli Custodi di Quarto, una settantina di anni fa. Collocata nella zona del “Gaslini” fin da subito la comunità ha sentito una vocazione, una vicinanza per la cura e per la custodia per i bambini che venivano o che erano ricoverati in ospedale”.
La casa vera e propria ha iniziato ad avere una struttura chiara alla fine degli Anni Ottanta. Tutti i parroci che si sono susseguiti, a partire dal primo, don Aldo Cresta, a cui è intitolata, hanno sentito l’esigenza di mettere a disposizione i locali della parrocchia, a partire dalla canonica, alle famiglie provenienti dalle varie parti d’Italia che accompagnavano i bambini, durante il tempo dell’ospedalizzazione.
Una vocazione alla cura che è cresciuta nei decenni. “La casa – spiega il sacerdote che vive nello stesso complesso – è composta da tre appartamenti, gli ultimi due inaugurati nel 2021, che rendono possibile l’accoglienza in autonomia. La prima unità, chiamata in origine ‘La casa delle mamme nutrici’ corrisponde alla casa parrocchiale e può accogliere al massimo sette mamme, oltre alla possibilità di avere i bambini in casa, quando non sono ricoverati. Le altre due, quelle più recenti, permettono la permanenza di nuclei familiari, uno per ciascuna, e sono dedicati a due reparti specifici del “Gaslini”.
Un’organizzazione, quella della casa di accoglienza, che permette di soddisfare le esigenze particolari di chi vi soggiorna. “Ad esempio consente di salvaguardare gli immunodepressi – racconta don Stefano, parroco anche della comunità di San Gerolamo di Quarto e di San Giovanni Battista di Quarto – con un’abitazione dove non ci sono altre persone. La nostra accoglienza è totalmente gratuita: offriamo vitto e alloggio per il periodo della permanenza, che può essere breve, ad esempio un mese, o un po’ di più ma non per lunghi periodi, perché la casa è sempre richiesta. La scelta della gratuità è legata anche al fatto che spesso le famiglie per stare a Genova con i propri figli ricoverati rinunciano a uno stipendio o a un’entrata economica”.
Le porte della struttura sono sempre aperte. “Le modalità di accesso alla casa di accoglienza –prosegue don Stefano, che è anche docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ligure – sono legate ai contatti che ci arrivano. Un nostro collaboratore dal Gaslini ci segnala situazioni particolari che richiedono una priorità maggiore. Noi diamo precedenza a chi è più in difficoltà”.
Un lavoro quotidiano di condivisione, di ascolto, di accoglienza non solo materiale, impossibile senza l’impegno di una decina di volontari. Tra di loro ci sono Gianni Mameli, 71 anni e sua moglie Elena. “Mi occupo del coordinamento da 17 anni – spiega– quando la signora Maria una delle anime della Casa mi chiese se volessi dare una mano. A queste famiglie non serve solo un posto dove dormire, ma una parola, uno sguardo, un gesto di conforto”.
L’accoglienza di un centinaio di famiglie all’anno, dall’Italia ma anche dall’estero, è assicurata dai volontari per cui la “parola chiave” è accompagnamento. “Cerchiamo di farlo nella maniera più discreta possibile – prosegue Gianni – non sempre chi è nella Casa di Accoglienza ha voglia di parlare o di socializzare, a volte magari vogliono solo stare tra loro. Concretamente si tratta di aspettare le famiglie all’arrivo, di accompagnarle al Gaslini, introdurle nell’ambiente e star loro vicino durante la permanenza”. Tante cose da fare, ma una grande gioia quotidiana per Gianni. “Sembra banale – spiega – ma io più che donare sto ricevendo tanto. Riuscire ad accompagnare i miei fratelli più piccoli in momenti così delicati mi arricchisce”. “Leggere i ringraziamenti delle famiglie che abbiamo ospitato – gli fa eco Elena – ci riempie d’orgoglio e ci commuove.”
L’esperienza dell’accoglienza e del contatto con la sofferenza ha segnato anche il cammino umano e pastorale di don Stefano. “Come uomo e come sacerdote – spiega il parroco – l’impatto con la sofferenza dei bambini mi mette davanti alla necessità di imparare l’umiltà e individuare nella fragilità il percorso per riconoscere meglio Dio”.
Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità.
Lo spiega chiaramente la nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, che si articola attorno ad alcune domande – Che importanza dai a chi fa sentire gli anziani meno soli? A chi aiuta i ragazzi a prepararsi al futuro? A chi ti aiuta a pregare? -un racconto corale che mostra come la Chiesa abiti le storie di ogni giorno, con gesti di vicinanza, mani che si tendono, parole che consolano, segni che trasformano la fatica in speranza.
La campagna intende mostrare i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità che si fa prossima ai più fragili e accompagna famiglie, giovani e anziani con azioni concrete. Dai percorsi formativi rivolti ai ragazzi, per imparare a usare intelligenza artificiale e nuove tecnologie, alle attività ricreative per gli anziani che spesso devono affrontare una vita in solitudine, dal sostegno alle persone lasciate sole, restituendo loro dignità e speranza, ai cammini di fede per aiutare ogni individuo a incontrare Dio nella vita quotidiana.
Per maggiori informazioni: www.sostegnochiesacattolica.it
