Genova e Liguria
Calabresi: “Il vero miracolo è accorgersi del bene attorno a noi”
A TU PER TU CON IL GIORNALISTA E SCRITTORE SUI TEMI DEL SUO ULTIMO LIBRO “ALZARSI ALL’ALBA”
Oltre duecento persone hanno partecipato, domenica 19 luglio, alla presentazione di “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi, appuntamento che ha concluso il programma della festa patronale di Bogliasco. Invitato dal sindaco Luca Pastorino, Calabresi ha dialogato con la giornalista Eva Perasso in un incontro che ha alternato racconti personali, aneddoti e riflessioni sui temi che attraversano il suo ultimo libro: la fatica, la speranza, il valore del lavoro, la memoria e la capacità di guardare al futuro senza rinunciare a ciò che il passato insegna. Un confronto intenso e partecipato, seguito con attenzione dal numeroso pubblico presente.
Al termine dell’incontro, con disponibilità e semplicità, Calabresi ha dedicato un po’ del suo tempo a questa intervista per Il Cittadino.
Da “Spingendo la notte più in là” ad “Alzarsi all’alba”, i suoi libri raccontano un percorso che attraversa il dolore, la memoria, il coraggio, la speranza e, oggi, il valore della fatica. Se li guardasse come i capitoli di un’unica storia, quale filo rosso li tiene insieme?
Il filo rosso che unisce tutti i miei libri è la capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno. È la volontà di reagire anche nei momenti più difficili della vita, di trovare speranza e di non arrendersi. È un insegnamento che mi ha trasmesso mia madre. Dopo la perdita di nostro padre, quando eravamo ancora bambini, ci ha insegnato che quel dolore non poteva diventare la cifra della nostra esistenza. Dovevamo cercare la verità e la giustizia, ma poi continuare a vivere, costruire il nostro futuro e non lasciare che il rancore o la rabbia divorassero tutto, compresa la possibilità di immaginare, di avere passioni e di costruire qualcosa di bello. Credo che tutti i miei libri portino dentro questa idea: cercare sempre uno sguardo costruttivo sulla realtà.
“Alzarsi all’alba” è stato scelto anche come traccia per l’esame di maturità. Si aspettava che un libro dedicato alla fatica, alla passione e al senso del lavoro potesse parlare con tanta forza alle nuove generazioni?
È vero, molti studenti hanno scelto questa traccia, spero non soltanto ‘per convenienza’ (sorride, n.d.r.). Credo in realtà che vi si siano riconosciuti. Spesso si dice che i giovani non abbiano voglia di fare fatica: è un giudizio che ogni generazione adulta ha sempre rivolto a quella successiva. In realtà, oggi i ragazzi affrontano fatiche molto grandi, anche se diverse da quelle del passato. Sono spesso fatiche psicologiche, legate all’ansia, alla paura di non essere all’altezza delle aspettative. Inoltre, gli anni del Covid hanno lasciato un segno profondo nelle generazioni più giovani. Penso che in questo libro abbiano trovato parole capaci di raccontare la loro esperienza”.
Ogni suo libro sembra nascere da una domanda sul nostro tempo. C’è una domanda che ancora la accompagna, alla quale non ha trovato una risposta e che potrebbe diventare il punto di partenza del suo prossimo libro?
“In realtà un nuovo libro è già in arrivo: lo sto finendo di scrivere e uscirà a settembre. La domanda da cui nasce è questa: che cosa sta succedendo al nostro mondo, in cui l’empatia, la capacità di vedere davvero gli altri e di mettersi nei loro panni, sembra diventata così difficile? È una domanda che mi accompagna da tempo e che ho cercato di esplorare in questo nuovo lavoro”.
L’intervista integrale su Il Cittadino n. 28