Alex Zanardi, campione di coraggio ed esempio di resilienza per tutti

Lo scorso 1maggio, lo stesso giorno di Ayrton Senna, è mancato Alex Zanardi, un uomo che ha vissuto tante vite, sempre con un sorriso sulle labbra, fra l’ironico ed il beffardo, andando oltre i limiti, facendosi volere bene da tutti.
Il suo curriculum racconta di 41 Gran Premi in Formula 1, fra il 1991 ed il 1999, e due titoli in formula Cart nel 1997 e 1998.
La sua seconda vita comincia con una “curva” drammatica dove rischia di morire: nel 2001 in un incidente sul circuito di Lausitzring in Germania perde entrambe le gambe.
Con l’handbike esordisce alla maratona di New York, fra i Giochi Olimpici di Londra 2012 e quelli Rio de Janeiro 2016 vince 4 medaglie d’oro e 2 d’argento: al ricco palmares si devono aggiungere 12 medaglie d’oro mondiali. Leggere solo i numeri, che certificano comunque il campione paralimpico più vincente di sempre, serve però poco, se non a niente, per inquadrare un eroe, mai personaggio, fonte di ispirazione per milioni di persone.
Nella sua autobiografia, dopo l’incidente in Germania nel 2001, scrive: “Non pensai alla metà di me che avevo perso ma alla metà che mi era rimasta”.
Zanardi ha sempre rifiutato la stucchevole retorica del super man, dell’uomo perfetto: è riuscito però a far capire che lo sport paralimpico è sport vero, non un “recinto” per persone sfortunate da compatire.
È stato fonte di ispirazione per tanti che, anche non sportivi, sono “usciti” di strada a causa di una delle tante “curve” che nella vita purtroppo possiamo incontrare.
Per Alex Zanardi la seconda, drammatica, si materializzò il 19 giugno 2020 quando con la sua handbike si scontrò con un camion, durante una staffetta di beneficenza a Pienza.
Papa Francesco gli scrisse una splendida lettera, tramite la Gazzetta dello Sport, nella quale gli ricordava che “la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso (la pubblichiamo integralmente a lato). Attraverso lo sport ha insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta”.
Dieci anni fa intervistai Alex Zanardi nel corso di un momento conviviale a Genova: la sensazione era quella di stare su un ottovolante accanto ad una persona piacevole, che sapeva divertirsi e ridere, nonostante la tragedia che lo aveva colpito. Non feci, ed era giusto forse così, la domanda più ovvia: “Come fai a stare così? Io sarei devastato”. Il suo sorriso, le sue parole, durante quella conservazione erano e sono già una risposta.

(foto tratta dalla pagina Facebook Obiettivo3)