Il Vangelo di domenica 10 maggio
VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-21In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

1 ‑ Il testamento di Gesù ‑ Quando un genitore parla per l’ultima volta ai figli, lascia in ricordo e in eredità spirituale l’esempio della sua vita e raccomanda loro di volersi bene, curando tutte le persone e i beni di famiglia. Gesù ha voluto fare di più: ci ha lasciato Se stesso e un ‘altro’ Consolatore, cioè lo Spirito Santo in persona, per mezzo del quale il Padre e il Figlio saranno sempre con noi. La Chiesa della Pentecoste diventa la nuova alleanza nello Spirito Santo: l’eredità stessa di Gesù sulla terra, che tutti dobbiamo curare e far crescere.
2 ‑ Il Consolatore ‑ Questo è il nome proprio dello Spirito Santo in quanto ne definisce in pieno il suo ruolo di salvezza, perché si fa accanto ad ogni uomo per colmare la sua solitudine. Consolatore perché è ‘cum solo’, con chi è solo. La consolazione di Dio è il suo stesso Amore paterno e materno per tutti gli uomini: guida di verità per l’intelligenza e sostegno di grazia per la volontà. Egli assomma in sé tutti i compiti del Padre e del Figlio: aiuto, consigliere, avvocato, difensore, protettore, intercessore. Egli consola anche perché alimenta e attualizza la speranza nella presenza di Cristo e nella nostra unione con Lui e fra noi: ‘In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi’.
3 ‑ Ospite dell’anima – ‘Carissimi – scrive l’apostolo Pietro – adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della vostra speranza che è in voi’. La ragione numero-uno della nostra speranza è proprio lo Spirito Santo! Egli è tutto per noi. Ci parla dentro, rivela il mistero d’amore che Dio ha su di noi e ci introduce all’intimità con Dio. Il suo linguaggio è chiaro e forte, anche se talvolta non ‘spiegato’, tant’è vero che Paolo scrive che Egli ‘geme con gemiti inenarrabili’. Con Lui possiamo fare vera esperienza di Dio in terra, con una conoscenza più intima e personale dei segreti divini, che lo Spirito Santo ci rivela ogni giorno.
4 ‑ Il tempio di Dio ‑ La dimora per eccellenza di Dio sulla terra è senza dubbio il cuore dell’uomo: ‘Non sapete che siete il tempio dello Spirito Santo’? Quanta forza e gloria da questa presenza consolatrice! Ecco allora alcuni punti concreti da realizzare per garantirci questa intima presenza: non offendere mai Dio con pensieri, desideri e azioni contrari al suo amore; soffrire e lottare senza perdersi d’animo; lasciarsi guidare in tutto dalla sua voce interiore, ossia dai suoi desideri; riconoscere e rispettare Dio negli altri; non fidarsi mai solo di se stessi, ma considerare tutto il bene compiuto come dono dello Spirito: ‘Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui’.
5 – Due Consolatori – Gesù è il Maestro interiore, che porge il pane della verità; lo Spirito santo è l’Amore, che porge a noi l’acqua della carità. Tutto ciò avviene nell’interiorità, ma non nella clandestinità, perché nella Chiesa di Gesù tutto è comune a tutti. A differenza del male, che si serve della clandestinità ‘per condizionare con i loro veleni i curiosi, i quali credono di avere appreso chissà che cosa proprio a causa del segreto; e così assorbono più soavemente l’insipienza, che scambiano per sapienza e il cui insegnamento proibito riescono in qualche modo a carpire’ (S. Agostino, Commento Vangelo Giovanni 97,2).
