Terremoto del Friuli, 50 anni dopo

Alle celebrazioni a Venzone anche una delegazione diocesana

Sono passati 50 anni dal terribile terremoto che colpì il Friuli con una prima scossa il 6 maggio e una seconda – più forte della prima – il 15 settembre. Nelle parole di don Piero Tubino, direttore della Caritas genovese di quel tempo, l’emozione di quella prima esperienza di intervento di emergenza: “Non posso dimenticare la mattina del settembre 1976 in cui arrivavo, solo, a Venzone dietro l’invito del Vescovo che ci aveva chiesto di spostarci da S. Daniele, il primo luogo della nostra presenza, proprio a Venzone. Due giorni prima l’ultimo e più forte terremoto, che aveva ridotto in macerie quanto stava ancora in piedi: le mura medioevali sbrecciate e il campanile del duomo, riferimento per tutto il Friuli, definitivamente a terra; i fossati franati e colmi di pietre”. (Sacerdoti nella città, Diabasis, 2010).
È storia che fu proprio quell’evento a far sì che le neonate Caritas diocesane, chiamate a gemellarsi con le parrocchie colpite, rafforzassero la loro identità, grazie ad una formidabile esperienza di coinvolgimento e solidarietà.
Il prossimo 2 e 3 maggio Caritas Udine ha pensato di celebrare i propri 50 anni (non a caso le due date coincidono…) invitando le Caritas allora coinvolte a partecipare ad un momento di ricordo di quel tempo e a incontrare nuovamente le comunità con cui si sono condivisi quei momenti.
Genova, che allora vide il coinvolgimento di decine di volontari, parteciperà all’evento con una delegazione di cui faranno parte il Vicario episcopale alla Carità don Andrea Parodi e l’attuale direttore Caritas Giuseppe Armas, ma anche alcuni testimoni diretti. “Sono molto contento di tornare a Venzone dopo 50 anni – racconta Onofrio Mongelli – avevo 24 anni, e rivivere questo momento di gioventù mi dà gioia. Gioia perché mi conferma che nonostante questo difficile momento, gli ideali, le speranze che vivevamo in quegli anni hanno avuto ragione e perché a Venzone non troverò la distruzione, il pianto di quanti avevano perso i propri cari, la disperazione di chi aveva perso tutto, ma la Vita”.
Paola Pongiglione ha vissuto coi Friulani i primi tre anni dopo il terremoto, in roulotte e poi in baracca, in una condivisione di fede, di speranza, di attese, di disagi, di gioia, di difficoltà, di contrasti, di accoglienza incredibile!
“Non avevo ancora 30 anni – racconta – quei tre anni hanno lasciato un segno nella mia crescita personale, umana, professionale. La gente e la chiesa friulana mi ha affascinato, confuso, conquistato. Si lavorava fianco a fianco, quotidianamente. Si sono stretti legami forti di amicizia, e anche di più. Sono tornata tante volte negli anni, ho visto rinascere case chiese e paesi, ma lo spirito no: quello non era mai morto”.
Un ricordo particolare va a Don Pietro Lupo a cui l’Arcivescovo concesse di rimanere a Venzone per un anno.
La riconoscenza della popolazione verso il suo servizio rimane incisa sull’altare del Duomo ricostruito.