Al cinema: Notturno a Parigi
Regia di Michal Kwiecinski. Interpreti principali: Eryk Kulm, Lambert Wilson, Joséphine de La Baume, Victor Meutelet. Durata 133 minuti.
Siamo a Parigi nel 1835: Fryderyk Chopin e il suo amico Franz Liszt si recano a tenere un concerto in uno dei grandi salotti parigini e dopo il grandioso successo si accingono a far festa. Chopin attira lo sguardo di molte donne, ma un principio di tosse annuncia la malattia che lo porterà alla morte di lì a pochi anni.
La figura del compositore è stata portata sul grande schermo già nel 1919, ai tempi del cinema muto con “Nocturno der liebe” di Carl Boese e riguardava principalmente la relazione tra Chopin e la scrittrice George Sand. Da allora quasi tutti i film si concentrano sulla storia d’amore tra il musicista polacco e la scrittrice (anche l’ultimo del 1991, con Hugh Grant, intitolato “Chopin, amore mio”), fa eccezione il grande Charles Vidor che con il suo “L’eterna armonia”, del 1945, pone invece l’accento sul forte legame tra Chopin e la sua amata Polonia.
Michal Kwiecinski ambienta invece il film sugli anni a Parigi dal 1935, gli anni in cui Chopin è acclamato e ammirato anche dal re di Francia Luigi Filippo. Il film non è semplicemente una cronistoria, ma pone l’accento soprattutto sul contrasto tra la vita dispendiosa da dandy, che non gli permette soste tra lezioni private e concerti per mantenersi e il fisico sempre più fragile.
Il regista è bravo nel far percepire il senso di solitudine e di malinconia che attraversa la vita del musicista polacco, infatti “Chopin, Notturno a Parigi” rappresenta in modo molto efficace l’ansia di vivere per la musica, la nostalgia per la Polonia, insieme alla consapevolezza della fine.
I punti di forza del film sono sicuramente un bravissimo Eryk Kulm nei panni di Chopin – che esegue realmente la musica al pianoforte – e la fotografia che sorregge la narrazione, mettendo in risalto la sontuosità dei salotti dell’epoca, in contrasto con la precarietà nelle strade di Parigi attanagliata dal colera e alle soglie della rivoluzione che travolgerà definitivamente la monarchia francese.
Anche se in alcuni punti l’opera risulta un po’ troppo ridondante e con qualche superficialità, la storia narrata è comunque coinvolgente.
La complessità del tema e alcune immagini non lo rendono adatto alla visione dei più piccoli.

