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Ex Ilva: entro il 28 ottobre stop all’area a caldo di Taranto
E’ arrivata oggi, 11 settembre, la decisione con cui la Corte d’Appello civile di Milano conferma il provvedimento di blocco dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, da eseguire entro il 28 ottobre.
Le ricadute sull’occupazione (erano già partite per poi essere congelate le lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori dell’indotto) diventano ora il tema non più rimandabile nel quadro di una politica industriale ancora tutta da scrivere.
I giudici hanno ribadito la prevalenza del diritto alla salute sul “grave danno di natura economica da compromissione degli impianti,”, anche verificato che “la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo ordinata con il decreto per cui è causa (con le implicazioni sui livelli occupazionali prospettate dalle ricorrenti) non pare che possa essere considerata come un evento improvviso ma, piuttosto, come un evento prevedibile su cui non può non essersi misurata, nel corso degli anni, la responsabilità imprenditoriale dei soggetti coinvolti”.
Dal rilievo della Corte, in sostanza, si deduce che a determinare il problema occupazionale non è la sentenza di oggi ma il mancato intervento da parte dell’azienda negli anni precedenti.
La decisione che chiude in modo irreversibile l’attività primaria di produzione dell’acciaio in Italia ha ricadute su tutti gli stabilimenti Ex Ilva, tra cui Genova. Sulla questione era intervenuto sulle colonne de Il Cittadino (nr. 30, in corso questa settimana) don Gian Piero Carzino, direttore dell’ARMO e coordinatore dell’Ufficio Lavoro, Problemi Sociali e Custodia del Creato della Diocesi di Genova.
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