‘Piano B’, l’Italia che verrà
Sabato 10 ottobre, nell’ambito della Fiera dell’editoria indipendente a Palazzo Ducale di Genova, Luca Jharier e Roberto Rossini hanno presentato il volume “Piano B. L’Italia che verrà. Note per il cambiamento che serve” (Donzelli Editore, 2026). Sono due tra i 18 autori, quasi tutti accademici ed esponenti del mondo cattolico italiano che si sono adoperati per offrire una prospettiva diversa e più umana allo sviluppo del mondo e in particolare dell’Italia.
Dalle crisi alla riscoperta dei legami
Il libro parte dalla constatazione che “l’Italia sta vivendo una fase di grande difficoltà (…) economiche, sociali, politiche, ambientali e demografiche.” Gli autori non considerano questi problemi come questioni separate: dietro alle diverse crisi c’è infatti qualcosa di più profondo, una progressiva perdita di fiducia e di legami. Le persone si sentono spesso più sole, meno rappresentate dalla politica, meno coinvolte nelle decisioni che riguardano la società e, in alcuni casi, anche meno legate al territorio e alla comunità in cui vivono. Da questa situazione nasce l’idea del “Piano B”: “Non un nuovo programma politico o una serie di soluzioni alternative – sottolineano Rossini e Jharier – ma un modo diverso di guardare alla società e al futuro”.
La politica e il welfare ripartono dalle persone
Possiamo immaginare un modo diverso di stare insieme e di costruire il futuro? La risposta che emerge di diversi contributi del libro passa soprattutto attraverso una parola: relazioni. Non possiamo affrontare le grandi questioni del nostro tempo pensando soltanto all’individuo. Abbiamo bisogno di ricostruire legami tra le persone, tra cittadini e istituzioni, tra generazioni, tra territori e comunità.
Questo tema emerge innanzitutto quando si parla di politica. “Oggi esiste una distanza sempre maggiore tra molti cittadini e le istituzioni. C’è sfiducia, c’è disaffezione e spesso c’è anche la sensazione che partecipare non serva realmente a cambiare le cose”, osserva Jharier, che ha lunga esperienza in Europa quale referente del Terzo settore. Il libro invita quindi a recuperare una politica più vicina alle persone, nella quale il cittadino non sia soltanto qualcuno che vota ogni tanto, ma possa diventare protagonista e partecipe delle decisioni. Lo stesso ragionamento viene applicato al welfare. Afferma Rossini, che è stato per anni il presidente nazionale delle Acli: “Di fronte alla povertà, alla solitudine, all’invecchiamento della popolazione e alle nuove forme di fragilità non basta semplicemente fornire dei servizi. Bisogna anche evitare che le persone si sentano sole. Quindi il welfare dovrebbe essere non soltanto uno strumento di assistenza, ma anche un modo per creare solidarietà e rafforzare le comunità”.
Scuola e lavoro, luoghi di dignità e partecipazione
Due temi importanti nel libro sono naturalmente la scuola e il lavoro. La scuola non è solo nozioni ma relazioni, luogo dove impariamo a stare con gli altri, a confrontarci, a rispettare le differenze, a diventare cittadini. Investire nella scuola significa anche investire nel futuro della società e nella capacità delle nuove generazioni di partecipare alla vita collettiva. Allo stesso modo il lavoro non significa soltanto avere uno stipendio ma avere dignità, autonomia, sicurezza e la possibilità di sentirsi parte della società. Per questo le trasformazioni del lavoro e la precarietà non sono soltanto problemi economici, ma hanno conseguenze molto più ampie sulla vita delle persone e sulla loro capacità di progettare il futuro.
Città e ambiente: la responsabilità è collettiva
Un aspetto davvero interessante del volume riguarda le città e i territori nei quali le relazioni possono diventare concrete: “Un quartiere, un paese o una città possono diventare vere e proprie comunità, nelle quali le persone collaborano, si incontrano e si prendono cura degli spazi e dei problemi comuni”. E questo ci porta anche alla questione ambientale. La transizione ecologica non riguarda soltanto la tecnologia o il modo in cui produciamo energia ma richiede la capacità di affrontare insieme un problema che riguarda tutti.
Ridurre le disuguaglianze, ricostruire la comunità
Sullo sfondo di tutti questi temi troviamo le disuguaglianze economiche, territoriali, generazionali e sociali. Il rischio è che la società si frammenti, che le persone smettano di sentirsi parte di una stessa comunità. Il vero significato del “Piano B”, quindi, non è semplicemente trovare un’alternativa alle politiche che abbiamo oggi. È provare a cambiare il modo in cui pensiamo la società recuperando più spazio alla cooperazione, alla solidarietà, alla partecipazione e alla responsabilità verso gli altri. Si tratta, in fondo, di ricostruire legami e con essi la fiducia nella capacità di agire insieme.
