Il Vangelo di domenica 18 ottobre

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

1 ‑ Dio e Cesare ‑ L’obiezione dei farisei: ‘È lecito pagare il tributo a Cesare’? offre a Gesù l’occasione per dirimere una questione sempre attuale e assai delicata: il corretto rappor­to tra la sfera dello spirituale (Dio‑uomo) e la sfera del tem­porale (cittadino-Stato, politica‑economia). Ecco la risposta di Gesù: ‘Date a Cesare quel che è di Cesa­re e a Dio quel che è di Dio’. Come dire: la Chiesa non deve occuparsi di cose temporali, né lo Stato deve interferire nelle cose spirituali o di coscienza, ma ambedue devono collaborare alla educazione completa dell’uomo: anima e corpo. Oggi siamo ancora alla ricerca di un difficile equilibrio fra laicità e laicismo, fra religione e libertà di coscienza, fra coerente e coraggiosa testimonianza di un rapporto dialogico con tutti e l’eccesso del fondamentalismo e del fanatismo.

2 ‑ La grande paura ‑ I cristiani (almeno in Italia) soffrono anche di un certo ‘complesso storico’, perché pensano ad una inconciliabilità fra la vita di fede e una militanza politica. Si teme di inquinare la coscienza cristiana, se si entra a far politica o a trattare senza cedimenti con sistemi politici diversi da quello cristiano. Altro è il discorso di militare in movimenti o ideologie dichiaratamente atei o con scelte etiche non cristiane. La tensione non si esprime con un rigido dualismo politico, culturale e religioso, laico‑cristiano, ma dialogando per accogliere i valori comuni senza cedere su valori non negoziabili. Anche il bene comune e il bene privato devono andare d’accordo, in quanto anche il bene comune è bene personale. Occorre pertanto riba­dire che il cristiano deve essere in prima linea quanto ad im­pegno coraggioso, spirito d’iniziativa, stile di partecipazione nella vita pubblica.

3 ‑ Un nuovo spirito ‑ La gestione del mondo è affidata a ciascun uomo. È uno scandalo intollerabile che, ancor oggi, la maggior parte dei cristiani si disinteressi del bene comune. Bisogna sfatare un luogo comune, che costituisce un comodo alibi per troppi: le attività politico‑sociali sono appannaggio di coloro che hanno una specifica vocazione. In questo settore non è neppure più questione di ‘volontariato’: servizi così importanti non posso­no essere più facoltativi, ma ciascuno deve farsene uno stretto obbligo di coscienza.

4 ‑ La regola – Un’autentica comunità cristiana, che vive davvero la speranza messianica di Cristo, traduce in gesti di fraternità, solidarietà, giustizia sociale la sua presenza nel mondo. La meta da raggiungere è far sì che ciascuno impegni ‘qualche ora’ alla settimana per collaborare nei diversi settori. Anche qui vale il classico principio: Non il molto fatto da pochi, ma il poco fatto da tutti. In fondo, la sinodalità, di cui tanto si parla oggi, consiste in un progetto globale cristiano, realizzato con la partecipazione di tutti.

5 ‑ Punti concreti – La Chiesa più volte ha parlato dando alcune indicazioni precise, che si possono riassumere così: a) seguire una linea fedele al Vangelo, b) privilegiare l’opzione per i poveri, né esclusiva né escludente, c) tra­sformare la società senza cadere in sistemi che privino l’uomo della libertà o lo sottomettano a programmi atei e materiali­stici, d) combattere la corruzione e la violenza nella vita pub­blica. Tutto ciò in uno spirito non concorrenziale, ma di cor­diale collaborazione. Il nostro ‘Cesare’ non è il potere, ma il prossimo!