Nouvelle Vague
Regia di Richard Linklater. Interpreti principali: Guillaume Marbeck, Zoey Deutch, Aubry Dullin, Matthieu Penchinat. Durata 106 minuti.
Parigi 1960: Jean Luc Godard si accinge a realizzare “Fino all’ultimo respiro” che, con “I 400 colpi” di Francois Truffaut e “Le beau Serge” di Claude Chabrol, getterà le basi della “Nouvelle vague”. La “nuova onda” getterà le basi per un nuovo modo di fare cinema.
Richard Linkalater è nato nel 1960 in Texas, dopo l’abbandono dell’università e il lavoro su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, torna negli USA e si dedica al cinema. Esordisce con un film in Super8, ma è nel 1995 che raggiunge il successo vincendo l’Orso d’Argento a Berlino con “Prima dell’alba”. “Nouvelle vague”, presentato allo scorso Festival di Cannes, racconta la genesi del capolavoro di Godard, ma senza pedanteria o saccenteria, ma anzi in modo leggero, quasi scanzonato, evoca il momento in cui si cerca un modo nuovo di filmare, ispirandosi al neorealismo (su tutti Roberto Rossellini). Nel film compaiono i registi che facevano parte della famosa rivista dei Cahiers du Cinema, insieme a Robert Bresson (lo vediamo intento a girare “Pickpocket” nella metropolitana di Parigi), Jean Pierre Melville e gli stessi amici di Godard che si prestano a fare una parte per contenere i costi. “Fino all’ultimo respiro”, come molti sanno, è stato interpretato da Jean Paul Belmondo e l’americana Jean Seberg (reduce da “Bonjour tristesse” di Otto Preminger) ed è soprattutto quest’ultima che fa fatica a capire cosa sta facendo Godard, restia ad accettare la parte e sempre sul punto di lasciare definitivamente il set, eppure proprio con questo film diventerà l’icona della Nouvelle vague. Insieme a Godard che fa impazzire il suo produttore, vi è Raoul Coutard con la sua esperienza di fotografo durante la guerra in Indocina, e dunque ben si adatta a filmare tra le strade di Parigi con una cinepresa a spalla. Insomma, Linklater racconta col suo film in bianco e nero (sembra quasi un documentario), la genesi di un film che riporta soprattutto un momento di grande fermento nella Parigi all’inizio degli anni ’60 in cui tutto sembrava semplice e possibile. “Nouvelle vague” piacerà ai cinefili, a chi ama il cinema francese di quegli anni e ai più giovani che non lo conoscono. Bravissimi tutti gli attori, a cominciare da Guillaume Marbeck (Godard), Zoey Deutch (nella sua stupefacente somiglianza con Jean Seberg), Aubry Dullin (Jean Paul belmondo), Matthieu Penchinat (Raoul Coutard).

