Digger

Il regista messicano Alejandro González Iñárritu – suoi “Birdman” (2014, Oscar per miglior film e regia) e “Revenant” (2015, Oscar per la regia) – torna dietro la macchina da presa con “Digger”, film audace, acuto e graffiante, uno sguardo feroce sulla nostra contemporaneità attraverso il filtro della commedia nera e le dinamiche della messa in scena teatrale. Un racconto di denuncia, ecologista, che arriva come uno sberleffo, uno schiaffo raggelante davanti a un domani pronto a collassare in chiave distopica. Il film poggia sull’interpretazione acrobatica di Tom Cruise, in un ruolo stratificato e tragicomico. Una prova da Oscar, forse la volta buona per il divo a stelle e strisce, già candidato per “Nato il quattro luglio”, “Jerry Maguire” e “Magnolia”. Nel cast anche Jesse Plemons e Sandra Hüller.
La storia. Stati Uniti. Digger Rockwell è un ricco e influente petroliere, legato a doppio filo alla politica. È abituato a comprare tutto e ad avere tutti ai suoi piedi. Il suo rampantismo senza regole si rivela però pericoloso per la salute dell’umanità e del pianeta.
“Questo film è nato dieci anni fa, ma la realtà ha continuato a superare la nostra versione romanzata”, ha indicato il regista. “Ogni giorno in questi nove anni ha superato la finzione, lasciandoci indietro, costringendoci ad adattarci, facendoci sentire come se la terra sotto i nostri piedi, come il permafrost, stesse per crollare. Abbiamo imparato che la realtà ci offre gli eventi, ma è l’immaginazione che ci permette di riconoscerci in essi”.
Iñárritu orchestra un film ambizioso e sorprendente: una denuncia politico-sociale mascherata da farsa grottesca. Mette lo spettatore davanti alle gesta di un uomo imbottito di denaro e di potere, ma disperso nella sua miseria umana e nella sua follia megalomane; un magnate che ha contribuito a spingere la Terra verso il collasso ambientale. Una commedia nera che si muove come una performance teatrale, assurda e brutale, ilare e tragica, fino a un finale – dopo un acuto colpo di scena – sconfortante e amaro. Un quadro pessimista sulla condotta dell’uomo e sul suo destino sul pianeta.
Geniale e irriverente, il film parte con carattere, ma inciampa lungo il cammino, preda di una narrazione non sempre fluida, spesso avvitata su se stessa. A salvarlo, al di là del notevole habitus visivo-formale, è la prova degli attori, in testa Cruise, straordinario. Un’opera dall’elevato potenziale, che però smarrisce vigore e incisività per mancanza di compattezza e controllo narrativo. “Digger” conquista concettualmente, ma non del tutto sul piano stilistico o come esperienza spettatoriale. Complesso, problematico, per dibattiti.