Comunità diocesana
In marcia per dire che la pace è il futuro
A Capodanno la tradizionale camminata dalla Basilica dell’Annunziata fino in Cattedrale
Giovedì 1 gennaio 2026. Il nuovo anno è iniziato anche a Genova con la tradizionale “Marcia della Pace”, in occasione della 59ma Giornata Mondiale, sul tema scelto da Papa Leone nel suo Messaggio “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”.
In tantissimi hanno preso parte al momento di riflessione sui temi della pace e della fratellanza nella Basilica dell’Annunziata: le significative testimonianze dall’Ucraina e dal Centrafrica, paesi devastati dai conflitti bellici, hanno fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale la fine di tutte le guerre nel mondo.
Nel suo breve saluto Padre Marco Tasca ha ricordato che ciascuno di noi ha il compito di essere portatore di pace: «Dobbiamo sovvertire il famoso detto ‘Se vuoi la pace prepara la guerra’! Non è questo il nostro modo di pensare, non accettiamo questa deriva che oggi sembra inevitabile».
Quindi, dalla Basilica è partita la marcia verso la Cattedrale, partecipata da tantissime persone, in particolare i bambini e i giovani, che hanno scandito ripetutamente slogan di pace e fratellanza.
Basta guerra sulla terra! È questo l’appello che sale, e che è stato ripreso anche dall’Arcivescovo nell’omelia della S. Messa celebrata in Cattedrale al termine della “marcia”.
«La pace disarmante – ha detto l’Arcivescovo – è fatta di bontà, di accoglienza e di perdono, gesti e atteggiamenti che sono simbolo di ricerca di dialogo e relazioni».
«La pace disarmata – ha detto ancora Padre Marco rifacendosi alle parole del Messaggio di Papa Leone – non si costruisce con la corsa agli armamenti. Guardiamo con preoccupazione all’aumento crescente della spesa per le armi».
Bisogna dunque rovesciare la logica per cui sei si vuole la pace bisogna preparare la guerra.
Al termine del Giubileo, Papa Leone invita a “sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza”, pur in un tempo di destabilizzazione e conflitti, che ogni giorno si allargano su nuovi fronti.
La pace, lo sviluppo della società civile, la solidarietà fra le persone, la fratellanza, suggerisce Papa Leone, devono essere frutti tangibili del Giubileo della Speranza: una strada possibile è quella di impegnarsi in prima persona negli atteggiamenti della propria vita quotidiana e “contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana”.
