Genova ricorda Luca Attanasio a cinque anni dall’agguato in Congo

Giovedì 26 febbraio a Palazzo Tursi

Giovedì 26 febbraio alle ore 18.45, nella cornice di Palazzo Tursi, la città di Genova renderà omaggio all’Ambasciatore Luca Attanasio, ucciso il 22 febbraio 2021 nella regione del Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, durante una missione con il Programma Alimentare Mondiale. Con lui persero la vita il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Genova, è promossa dai giovani volontari genovesi di “Luci sul Kivu” e dalla Caritas Diocesana di Genova, insieme all’Associazione Karibuni, all’Associazione Percorsi di Vita, all’Associazione Amici di Luca Attanasio e a Young Caritas Genova. Un’alleanza di realtà ecclesiali e civiche che intendono mantenere viva la memoria dell’ambasciatore e rilanciare l’attenzione sulla crisi congolese.

All’incontro parteciperà Salvatore Attanasio, padre del diplomatico, la cui testimonianza rappresenterà uno dei momenti centrali della serata. Sono previsti gli interventi di Pierre Kabeza, della Rete nazionale “Insieme per la pace in Congo”, di suor Scholastique Bidaga, missionaria delle genovesi Suore Francescane del Monte, e di Giuseppe Armas, direttore della Caritas Genova. Porteranno inoltre il loro contributo Margherita Goretti e Giacomo D’Alessandro, volontari di “Luci sul Kivu”.

I saluti istituzionali saranno affidati a Cristina Lodi, assessore al Welfare del Comune di Genova, e interverrà anche il consigliere comunale Si Mohamed Kaaboor.

L’appuntamento non sarà soltanto un momento commemorativo. Ricordare Luca Attanasio – sottolineano i promotori – significa rilanciare il suo esempio di impegno civile e cristiano, ma anche fare il punto sulla drammatica situazione della Repubblica Democratica del Congo, segnata da conflitti armati, instabilità cronica e dallo sfruttamento delle materie prime, spesso al centro di interessi internazionali e multinazionali.

A cinque anni dall’agguato nel Kivu, Genova sceglie dunque di trasformare la memoria in occasione di riflessione pubblica e responsabilità collettiva, intrecciando il ricordo personale alla consapevolezza geopolitica di una crisi che continua a interrogare la comunità internazionale.