Cultura
Catechesi nell’arte: la Domenica delle Palme
Nel mondo cristiano la rappresentazione nell’arte dell’ingresso a Gerusalemme ha radicato in tempi precoci per il suo significato fondamentale, il riconoscimento della maestà di Cristo, che gli artisti sono riusciti a evocare in modo potente. Sullo sfondo un paesaggio vivace e la grande città cinta di mura che sbarra l’orizzonte. Intorno figure in movimento, concitate, fanno festa ma sembrano lasciare isolato il Messia, che guarda di fronte a sé, lontano, prefigurando l’imminente Passione. Tutti i Vangeli raccontano in modo concorde di Gesù che entra a Gerusalemme a cavallo di un’asina o di un puledro tra figure festanti che agitano dei rami tra le mani. Ritroviamo questa scena raffigurata dalla seconda metà del IV secolo.
Nell’affresco con l’Ingresso a Gerusalemme realizzato da Giotto per la Cappella degli Scrovegni (103-1305) Gesù appare giovane, vestito di tunica e pallio. La mano è sollevata nel gesto dell’adlocutio, della parola. Cavalca il dorso di un’asina con accanto, ma non sempre, il giovane puledro menzionato dai Vangeli. Una figura un po’ più piccola sta proprio sotto le zampe dell’animale a stendere un mantello. Gli apostoli bardano la cavalcatura con i loro mantelli ed esprimono così la loro piena adesione e comunione con il Messia. L’asina soppianta i nobili cavalli che avevano caratterizzato i dignitari della Roma pagana e rappresenta il regno della mansuetudine proposto dal Cristo. La palma, emblema di bellezza e poi cristiano di martirio e di vittoria celeste. In ambiente mediterraneo, dove la palma non cresceva, è stato adottato l’ulivo, simbolo centrale insieme alla vite e al grano.
La porta di Gerusalemme, così ben caratterizzata ed enfatizzata, mette l’accento sul significato fondamentale di passaggio, varcando un limite che chiude e protegge la città, simbolo di ordine e ragione, il logos, di contro alla campagna come caos.
C’è una festa, nella tradizione ebraica, chiamata festa delle Capanne o Sukkot, dalla quale sembra mutuata la simbologia della nostra Domenica delle Palme. In essa si celebra coralmente la liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto, dove, dopo il passaggio nel Mar Rosso, per 40 anni era vissuto nelle capanne. Il Messia, secondo le credenze, sarebbe arrivato proprio durante questa festa.
Così i fedeli compivano insieme un pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al Tempio in processione, agitando un mazzetto composto da rami di palma, mirto e salice, rispettivamente simboli di fede, della preghiera e del silenzio del credente di fronte a Dio, tenuti insieme da un filo d’erba.
