Le luci di Ca’ Nova, che tutti chiamiamo Cep

IL RACCONTO DELLA RICERCA SOCIALE E PARTECIPATIVA DI CARITAS GENOVA PER IL PROGETTO “PERCORSI DI SPERANZA”

partecipativa nata dal progetto “Percorsi di Speranza” di Caritas Italiana che Caritas Genova ha scelto di declinare a Ca’ Nova, nota a molti come CEP, abbiamo provato, pian piano e in punta di piedi, a conoscere il quartiere. Insieme ai frati francescani di Voltri, già attivi nel territorio da tanti anni, siamo state invitate e ospitate a casa di alcuni abitanti, iniziando così a coltivare incontri e relazioni.
La solitudine, nel quartiere di Ca’ Nova, è visibile e multiforme. La sua forma più evidente è un “isolamento strutturale” costruito nel tempo, determinato da politiche abitative, sociali e di mobilità urbana che hanno favorito processi di segregazione sociale. Quello che ancora oggi viene chiamato CEP – dall’acronimo Centro di Edilizia Popolare – appare sempre più vuoto di persone, servizi e negozi. Questa propagazione di vuoti – visibile anche nelle tantissime case popolari sfitte, spesso contrassegnate da porte chiuse/sigillate – ostacola la vita comunitaria, già indebolita dalla minore presenza di giovani, nuove generazioni, che un tempo riempivano le strade e piazze. I nuovi abitanti arrivano nel quartiere attraverso le graduatorie di assegnazione degli alloggi popolari, alcune volte più per mancanza di alternative che per scelta. Presenze che si mescolano ad altre che abitano l’edilizia pubblica sin dagli anni Settanta e dai decenni successivi, creando una eterogeneità di percorsi e vissuti, accomunati, spesso, da una fatica dell’abitare. Per molte persone è difficile stare in questo territorio collinare: rompere l’isolamento, soddisfare bisogni essenziali e costruire relazioni, vivere in immobili spesso degradati e privi di manutenzione strutturale.

Maddalena Bartolini e Ottavia Salvador
Sociologhe e ricercatrici

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 22