Cultura
L’informazione resti “umana”
Diffuso il Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
Sabato 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è stato diffuso il Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
“Custodire voci e volti umani” è il tema scelto per quest’anno. Il volto e la voce, scrive il Papa, sono i tratti distintivi di ciascuno di noi, ciò che ci distingue dagli altri e ci caratterizza.
In tema di informazione e comunicazione, oggi si fa un gran parlare della prepotente irruzione dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico. Sicuramente sarebbe impensabile nelle redazioni lavorare oggi senza l’uso massiccio della tecnologia. Significa rinunciare alla voce e al volto di ciascuno di noi? Significa rinunciare al pensiero, allo studio, alla ricerca delle informazioni, all’andare a vedere per poi raccontare?
Per questa Giornata delle Comunicazioni Sociali il Papa ci mette in guardia da quella che lui definisce “amica onnisciente”, ossia l’intelligenza artificiale.
La questione oggi riguarda la maggior parte dei giornalisti e degli operatori dell’informazione. I ritmi serrati, le scarse risorse economiche, la necessità di “saper fare un po’ di tutto” per essere all’altezza di tutti gli strumenti oggi disponibili, certamente ci pongono una sfida non da poco. E certamente, la velocità e la generatività dell’intelligenza artificiale possono essere d’aiuto.
È un fatto reale che il “Powered by AI” (prodotto dall’intelligenza artificiale) di cui parla Papa Leone possa sostituire in tempi molto rapidi tutta o quasi la capacità creativa dell’uomo. Il volto e la voce umani che rappresentano il cuore del giornalismo e dell’informazione possono oggi essere facilmente sostituiti dalla tecnologia. È bene esserne consapevoli.
La riflessione è molto ampia, e non può certamente esaurirsi nelle righe di questo articolo. Ma ci sono alcuni spiragli.
Se, come dice Papa Leone nel suo Messaggio, la comunicazione è “la più profonda verità dell’uomo”, la relazione ne è il fondamento. E questo vale sempre, anche nel giornalismo, nonostante le fatiche, le crisi e le difficoltà di questa professione oggi.
Pochi giorni fa, nell’ambito dei lavori del Congresso dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana ospitato al Sermig di Torino, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare Don Luigi Ciotti. Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ha voluto lasciarci un messaggio significativo: «Coltivate la gioia di spendervi per allargare il numero delle coscienze e della responsabilità delle persone».
Fare scelte coraggiose, essere testimoni dei fatti del tempo restando fedeli ai propri valori, a rischio di essere scomodi pur di essere coerenti: queste le consegne che ci ha lasciato don Ciotti. L’informazione, ci ha detto, è una sorgente di democrazia, e la democrazia sta in piedi e progredisce se costituita da cittadini formati.
E allora andiamo avanti con coraggio! Non ci sarà tecnologia che tenga di fronte alla responsabilità “impressionante“ che abbiamo noi giornalisti nel raccontare. Una responsabilità che mette contenuto alle parole spesso vuote e “artificiali” che dominano il mondo di oggi: senza paura, raccontando le storie che generano amicizia sociale, rovesciando la gerarchia delle notizie.
Notizie che abbiano voce e volto umani.
