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Concilio Vaticano II, una spinta che interpella la Chiesa anche oggi
Il Cittadino propone ai suoi lettori una rubrica dedicata all’approfondimento di alcuni temi legati al Concilio Vaticano II.
A distanza di oltre sessant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, la sua eredità continua a interrogare la Chiesa e i credenti. Non solo come evento storico, ma come processo ancora aperto, capace di generare dinamiche nuove e di suscitare domande attuali.
Ne è convinto Don Paolo Micheli, sacerdote genovese di 85 anni, attualmente Aiuto Pastorale e Vicario territoriale a Pontedecimo, che ha vissuto in prima persona quella stagione di profondo rinnovamento ecclesiale, prima come giovane credente impegnato nel servizio di educatore negli scout e poi come presbitero, ordinato nel 1971, negli anni immediatamente successivi alla conclusione del Concilio.
Nel suo racconto, il Vaticano II viene definito senza esitazioni una “spinta epocale”: un momento di svolta che ha inciso profondamente sulla vita della Chiesa, sul ministero dei preti e sulla partecipazione dei fedeli. Non un semplice aggiornamento di norme o pratiche, ma un cambio di passo nel modo di intendere il rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo.
Per chi ha vissuto quell’epoca, il clima pre-conciliare era segnato da una Chiesa fortemente strutturata, centrata sulla dimensione istituzionale e su una netta distinzione tra clero e laici. Il Concilio, invece, ha introdotto un nuovo linguaggio e una nuova visione: la Chiesa come Popolo di Dio, il valore della collegialità episcopale, la centralità della Parola di Dio, la riforma liturgica, l’apertura al dialogo ecumenico e interreligioso, l’attenzione ai segni dei tempi.
“Il Concilio – sottolinea Don Paolo – ha generato grandi aspettative: di rinnovamento spirituale, di maggiore corresponsabilità, di una fede più incarnata nella storia. In molti, soprattutto tra i giovani e tra coloro che si preparavano al ministero sacerdotale, hanno percepito quegli anni come un tempo di possibilità e di slancio, ma anche di tensioni e di fatiche”. Non tutto è stato immediato né lineare: accanto all’entusiasmo, non sono mancate incomprensioni, resistenze e interpretazioni divergenti.
L’ordinazione presbiterale ricevuta nel 1971 colloca la sua esperienza in una fase particolarmente delicata: quella dell’attuazione del Concilio. “È stato il tempo – ricorda – in cui i documenti conciliari dovevano tradursi in cammino pastorale, nella vita quotidiana delle parrocchie, nella formazione dei seminaristi, nel modo stesso di esercitare l’autorità e il servizio. Un passaggio che ha richiesto discernimento, equilibrio e, spesso, capacità di tenere insieme fedeltà alla tradizione e apertura al nuovo”.
Tra gli elementi più significativi sottolineati dal sacerdote vi è il rinnovato rapporto dei fedeli con la Parola di Dio.
Il Concilio Vaticano II, in particolare attraverso la costituzione Dei Verbum, ha restituito centralità alla Sacra Scrittura, favorendone la conoscenza e la lettura diretta da parte del Popolo di Dio. “Prima del Concilio – racconta – la Bibbia era spesso percepita come un testo riservato agli specialisti o al clero; dopo il Concilio, invece, è diventata sempre più patrimonio condiviso, alimento della fede personale e comunitaria”.
Secondo Don Micheli, molte delle intuizioni del Vaticano II non hanno ancora espresso tutte le loro potenzialità. Ed è proprio in questa prospettiva che viene letto il Sinodo voluto da Papa Francesco. “In qualche modo – afferma – il Sinodo è un ‘figlio’ del Concilio”.
Un’affermazione che richiama direttamente lo spirito conciliare: camminare insieme, ascoltarsi reciprocamente, valorizzare la partecipazione del popolo di Dio.
Il percorso sinodale, con il suo invito all’ascolto diffuso e alla partecipazione, appare come un tentativo concreto di dare forma a quella Chiesa “in uscita” e dialogante che il Vaticano II aveva intravisto. Non un evento isolato, ma un metodo ecclesiale che chiede di essere assunto stabilmente.
“Posso dire di essere felice della mia vita di sacerdote – confessa con un sorriso – e sono grato per un Concilio che ha aperto orizzonti nuovi e ha restituito centralità al Vangelo nella vita della Chiesa; il cammino conciliare è ancora in corso e ogni epoca è chiamata a declinarlo secondo le proprie sfide”.
In un tempo segnato da trasformazioni culturali profonde, il Vaticano II continua a offrire criteri di discernimento e una visione di Chiesa capace di dialogare senza perdere la propria identità.
La testimonianza di chi ha vissuto quella stagione dall’interno diventa così una risorsa preziosa: memoria viva di un evento che non appartiene solo al passato, ma che continua a orientare il presente e il futuro della comunità ecclesiale.
