Il Vangelo di domenica 13 settembre

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

1 – Il ‘come’ – Sia il Vecchio che il Nuovo Testamento sono percorsi da un parallelo fra il comportamento di Dio e il comporta­mento dell’uomo: ‘Amatevi come io vi ho amati ‑ Perdona a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori’. Non c’è scampo a questo elementare criterio di giustizia fra Dio e noi: ciò che chiediamo a Lui, dobbiamo essere pronti a concederlo anche agli altri. L’amore esige sempre e in tutto reciprocità. In questa luce va interpretato anche il principio: ‘occhio per occhio e dente per dente’. Uno sguardo, una parola di perdono!

2 ‑ L’abominio ‑ Ecco la cosa più infamante per l’uomo e più ripu­gnante per Dio: ‘Il rancore e l’ira sono un abominio, il pec­catore li possiede. Chi si vendica avrà la vendetta dal Signo­re ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati’ (Siracide). La ragione è elementare: ‘Egli non ha misericordia per l’uomo suo simile e osa pregare per i suoi peccati’ (ivi)? Il rancore facilmente si trasforma in ira e l’ira in odio, in tal modo stravolge il nostro cuore fino a fargli desiderare di veder e­liminato il fratello. Per questo l’ira viene assimilata all’omicidio nel­la Scrittura.

3 ‑ Quante volte? ‑ Pietro azzarda una domanda a Gesù per verificare se sia proprio indispensabile perdonare: ‘Signore, quante volte devo perdonare? Fino a sette volte’? La risposta è disarmante: ‘Fi­no a settanta volte sette’! Cioè: sempre. Che cosa sono infatti i nostri debiti, contratti con i fratelli, di fronte al debito, contratto con Dio? Qualche migliaio di lire rispetto a fior di milioni secondo la parabola evangelica. Se Dio perdona sempre e tutto, anche l’uomo deve perdonare sempre! Questa forza sovrumana è solo frutto della grazia della Croce.

4 – Come perdonare – Dio perdona l’uomo, ma esige alcune condizioni pratiche: a) il pentimento interiore per il male compiuto, b) il cambiamento definitivo della condotta, c) la riparazione adeguata del danno arrecato. Anche fra noi il perdono va da­to a queste condizioni. Esso deve essere sempre uno strumento di redenzione sia per chi perdona sia per chi è perdonato. Comunque, se tutte le condizioni non si verificano subito, non rinunciamo al perdono, rimettendoci in tutto alla misericordia e alla giustizia del Signore.

5 ‑ Una considerazione – Nella vita non ci sono perfetti e santi da una parte, peccatori e dannati dall’altra. Se è vero che an­che ‘il giusto pecca sette volte al giorno’, è facile capire come si debba ricorrere tante volte al perdono e alla comprensio­ne reciproca per andare avanti, in pace e in armonia, nella famiglia, nel­l’ambiente di lavoro, nei gruppi, nella società civile, nella Chiesa. Se si tiene pre­sente questo, ci sarà meno bisogno di perdono!