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L’Europa saprà mantenere le promesse?

Se il Recovery Fund tarderà ad arrivare, come andrà avanti il Paese?

Al termine del vertice di Bruxelles Angela Merkel, presidente di turno dell'Unione, ha sottolineato la gravità della situazione che si è creata in Europa sul Recovery Fund: "Ho parlato con molti colleghi, polacchi, ungheresi e altri, e non sarà facile ma spero che riusciremo a far approvare il Bilancio europeo ed il Recovery Fund".
Le difficoltà nello sciogliere il nodo dei 750 miliardi di euro decisi a luglio per sostenere la ripresa portano tutte le più accreditate fonti europee a prevedere che molto probabilmente ci saranno forti ritardi nell'approvazione di questi due passaggi chiave per il futuro dell'Unione. L'ipotesi di approvare il bilancio 2021-2027 ed il Recovery per un valore complessivo di oltre 1.800 miliardi di euro in tempo utile per rendere il fondo di sostegno operativo il 1 gennaio 2021, con i primi esborsi previsti per aprile, è ormai definitivamente tramontata. I passaggi tecnici sono molto lunghi dal momento che sono necessarie le ratifiche dei parlamenti nazionali di quanto approvato dal parlamento europeo e dato che Olanda, Svezia, Finlandia ed Austria da una parte e Ungheria e Polonia dall'altra hanno cominciato a litigare su tutto ed in particolare sulle regole che condizionano l'arrivo dei fondi ed il rispetto dello stato di diritto.
I fondi europei arriveranno in ritardo rispetto alla tabella di marcia ed alle necessità dei paesi più colpiti dalla pandemia da Covid19, inclusa l'Italia. I paesi del Nord hanno fatto sapere che se il testo rimarrà questo, i parlamenti non ratificheranno il Recovery, e tenuto conto che in Olanda Mark Rutte dovrà affrontare una tornata elettorale in marzo, è probabile che la tecnica sarà quella di allungare i tempi per l'esborso dei fondi in favore dei paesi mediterranei con azioni dilatorie. La gravità di quanto sta accadendo si percepisce bene dalle parole di Angela Merkel che, di fronte al comportamento quasi vendicativo di molti paesi dell'Unione che hanno dovuto subire gli accordi di luglio, ha ribadito: "La nostra proposta non fa che realizzare le conclusioni dell'accordo di luglio in modo preciso" ed è quindi incomprensibile quanto sta accadendo oggi in Europa.
Lo scenario economico generale è sempre più grave, con la previsione che nella sola Italia il lockdown lascerà altri 100 miliardi di euro di crediti deteriorati. I maggiori istituti specializzati prevedono tra sofferenze ed incagli un aumento di 21 miliardi di euro nel 2021, che porterà le esposizioni deteriorate alla cifra record di 385 miliardi, con una previsione "di un ulteriore incremento nel 2022" in un contesto reso ancora più difficile dalla mancanza di una struttura europea per gestire in modo unitario gli Npl, i crediti a rischio, mancando ancora un'unione bancaria ed un meccanismo di risoluzione.

Il Consiglio di amministrazione dell'Inps ha approvato il 9 settembre un bilancio di assestamento, ratificato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza in data 1 ottobre, che presenta una perdita per il 2020 di 26 miliardi di euro contro la precedente previsione di 6,4 miliardi di euro con un'impennata del 307%, pari a quasi 20 miliardi dovuta anche alle misure legate all'emergenza Covid, tra cassa integrazione e indennità, che valgono 45 miliardi.
Il crollo del gettito contributivo conseguente ai minori contributi versati da imprese e lavoratori ha già raggiunto i 15 miliardi di euro.
Le nostre leggi prevedono che il buco dell'Inps venga ripianato dallo Stato ma i numeri hanno raggiunto una gravità tale che Gugliemo Loy, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza, ha sottolineato come sia necessario che "Il legislatore faccia attenzione alla tenuta dei conti" lanciando un avvertimento sulla quantità immensa di risorse che saranno necessarie per garantire il funzionamento dell'Inps nel 2021.

Le promesse e le illusioni nate in luglio, in seguito a quello che sembrava un grande accordo per il futuro tra i partner dell'Ue, si stanno sgretolando tra burocrazie, ritardi e la mancanza di volontà di trovare un punto d'incontro tra le diverse visioni strategiche ma soprattutto per il fatto che i paesi più ricchi non intendono venire incontro a quelli in difficoltà se non a condizioni e regole che di fatto limitino la loro libertà e sovranità.
E' necessario che il nostro governo svolga un'azione forte per cercare di far comprendere a tutti che solo la cooperazione e l'unione tra gli stati che compongono la comunità europea può garantire una ripresa economica e sociale ed un lavoro dignitoso e sicuro ai cittadini.

Fonte: Il Cittadino
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