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Harry Potter e i doni della morte II

Harry Potter e i doni della morte II
Regia: David Yates. Soggetto: tratto dal romanzo di J. K. Rowling. Interpreti: Daniel Radcliffe (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley), Emma Watson (Hermione Granger), Ralph Fiennes (Lord Voldemort), Alan Rickman (Severus Piton), Tom Felton (Draco Malfoy), Helena Bonham Carter (Bellatrix Lestrange) Maggie Smith (Minerva McGranitt).

Harry Potter e i doni della morte II

Harry Potter e i doni della morte II
Regia: David Yates. Soggetto: tratto dal romanzo di J. K. Rowling. Interpreti: Daniel Radcliffe (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley), Emma Watson (Hermione Granger), Ralph Fiennes (Lord Voldemort), Alan Rickman (Severus Piton), Tom Felton (Draco Malfoy), Helena Bonham Carter (Bellatrix Lestrange) Maggie Smith (Minerva McGranitt).

Lord Voldemort ruba la bacchetta magica di sambuco che era appartenuta al preside di Hogwarts; insieme al mantello dell'invisibilità e alla pietra della resurrezione, la bacchetta è infatti uno dei tre doni che possono sconfiggere la morte. Intanto Harry, con Hermione e Ron, continua la ricerca degli ultimi horcrux - oggetti in cui Voldemort ha nascosto pezzi della propria anima - con la speranza di sconfiggere così definitivamente il signore del male. Sarà un percorso durissimo per Harry che dovrà conoscere anche la verità su se stesso.
Con le avventure di "Harry Potter-I doni della morte. Parte II" si conclude la saga più lunga nella storia del cinema, inziata nel 2001 con "La pietra filosofale", una storia della quale la maggior parte degli spettatori conosceva già tutta l'evoluzione. In questi dieci anni lo sforzo produttivo ha portato a risultati visivi eccezionali fino all'arricchimento del 3D nell'ultimo episodio. Dal punto di vista della narrazione, la storia, capitolo dopo capitolo, è diventata sempre meno film per bambini facendosi sempre più cupa e tenebrosa con, nell'ultimo episodio, una notevole concentrazione di simbolismi sia fiabeschi sia di stampo religioso- cristiano, sebbene questi ultimi siano proposti in maniera un po' ambigua. Come spesso succede nelle saghe di genere fantasy ("Il Signore degli anelli" e ancor più "Le cronache di Narnia" ne sono un esempio) i riferimenti ad elementi simbolici cristiani abbondano e l'ultimo episodio di Harry Potter non si smentisce. Infatti, si citano addirittura la resurrezione (ma scriviamolo in minuscolo, è meglio!) e il versetto del Vangelo di Giovanni (Gv. 12,24) "Se il seme muore produce molto frutto". Ebbene, se si applica questa frase ad un film in cui compaiono bacchette magiche e così via, non si può che rimanere, quanto meno, molto perplessi. Ma se il film viene visto come un profondo percorso interiore, un passaggio dall'infanzia all'età adulta, allora lo si comprende. Anche se, decisamente, si poteva fare a meno di usare il termine "resurrezione". Sicuramente l'intera narrazione porta con sé anche elementi molto positivi: lo stesso senso del sacrificio, il fatto che crescere significhi assumersi delle responsabilità per se stessi e per gli altri, un grande senso di amicizia, il concetto di amore come l'unica vera grande "magia" che ti sostiene. Non a caso Harry è capace di affrontare tutto perché è sorretto dall'amore che ha ricevuto da sua madre. Piacerà il finale. Ma speriamo che la saga si concluda.
 

Allegato: arenzano.pdf (898,83 kB)

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