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Chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto. Preoccupazione della Chiesa locale e della società civile

305 migranti saranno trasferiti in altre città, interrompendo progetti avviati di integrazione

Chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto. Preoccupazione della Chiesa locale e della società civile

Il Cara di Castelnuovo di Porto, il secondo centro per rifugiati più grande d’Italia, visitato da papa Francesco il Giovedì Santo 2016, è stato chiuso a seguito di una decisione presa dal Viminale.

305 dei 535 ospiti saranno trasferiti in altre regioni italiane. Al Cara, esempio di accoglienza e integrazione, lavorano oltre 100 fra medici, psicologi, mediatori culturali e insegnanti. I titolari di protezione internazionale saranno trasferiti in altre strutture.

A Castelnuovo è scattata la protesta della società civile: il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini, la Chiesa locale e gran parte della cittadinanza hanno manifestato il proprio dissenso rispetto s questa decisione.

“Dopo tanti anni d’impegno della comunità locale – ha commentato monsignor Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina – mi pare assurdo interrompere progetti di integrazione ben avviati, con la partecipazione di tanti cittadini e volontari della diocesi”. Il vescovo contesta anche “il metodo di trasferimento, che non mi pare dignitoso per donne, uomini e bambini che hanno alle spalle storie drammatiche. Quale futuro offriamo a queste persone?, quale immagine di civiltà stiamo dando?”.

Padre Torres, parroco della zona, conferma quanto il sindaco di Castelnuovo di Porto si sia impegnato nel cammino di promozione umana ed integrazione di molti giovani del Cara, coinvolgendoli in lavori socialmente utili, ad esempio nel Museo di arti e mestieri.

“Ci preoccupano molto gli effetti del decreto sicurezza su coloro che non hanno ottenuto lo status di rifugiati e hanno i permessi umanitari in scadenza. Dove andranno?”, si chiede. Uno di loro, Anthony, nigeriano, faceva perfino il sagrestano in parrocchia. “Era bravissimo. È un dono che ci è stato tolto”.  La parrocchia seguiva anche due donne, una del Kenya e l’altra nigeriana, che si stavano preparando al battesimo. “Ora dovranno andare via”, dice il parroco, ricordando anche i tanti bambini del Cara coinvolti nei centri estivi all’oratorio di san Gabriele, “anche musulmani”.

Fonte: Sir
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