La parola
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II lettura di domenica 13 marzo - II di Quaresima

Anno C - Il realismo

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Il breve scritto che Paolo indirizza alla cristianità di Filippi (l'odierna Filibedijk) è dominato da tonalità gioiose, anche se redatto in cattività. Tuttavia c'è una parentesi stilata invece con tristezza, sino alle “lacrime”: allorché porta attenzione a coloro che “si comportano da nemici della Croce di Cristo” (forse i giudaizzanti, che pretenderebbero di imporre le prescrizioni della legislazione ebraica ai neofiti, o forse i cristiani incoerenti).
Paolo, con semplicità e schiettezza, esorta ad imitare l'esempio della sua vita, condotta secondo il Vangelo, il sui parametro fondamentale è la consapevolezza che il cristiano non può essere “tutto intento alle cose della terra”, in una specie di idolatria materialistica, ma che, essendo destinato a vivere eternamente in uno stato soprannaturale, in cui anche il corpo sarà trasfigurato da Cristo, deve uniformarsi, adeguarsi a quella realtà.
In proposito Paolo usa termini assai significativi: “la patria” dei battezzati è il Regno di Dio; la vita terrena è soltanto una specie di “colonia” di esuli, i quali tuttavia si comportano secondo le leggi della “patria”, cui sono sempre agognanti, certi di accedervi.
I cristiani debbono vivere sulla terra, ma secondo le leggi del Cielo; la stessa vita corporale deve essere dipanarsi secondo le leggi dello spirito.
Nulla di terreno è disprezzabile per il credente, ma tutto deve essere sublimato in prospettiva della vita eterna. E’il realismo cristiano.

Fonte: Il Cittadino
II lettura di domenica 13 marzo - II di Quaresima
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