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Cannes: i premiati

Concluso il 75° Festival del Cinema

Si è concluso il 75° Festival del cinema di Cannes assegnando la Palma d'Oro a "Triangolo della tristezza" dello svedese Ruben Ostlund e già fermentano alcune polemiche per alcuni ex aequo: il Gran premio della Giuria a "EO" di Jerzy Skolimowski e "Le otto montagne" di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, tratto dal libro omonimo di Paolo Cognetti. Ex-aequo per il Grand Prix anche per "Close" di Lukas Dhont e "Stars at Noon" di Claire Denis.
Tra i film presenti c'è stato invece accordo sul film del regista Hirokazu Kore-Eda "Broker", che ha vinto il premio Miglior attore e il Premio Ecumenico Interfilm e Signis.
Il giapponese Kore' Eda, già vincitore a Cannes nel 2018 con "Un affare di famiglia", torna sui legami familiari anche con questo "Broker".
Ambientato nella Corea del Sud, a Seul, il film prende spunto dalle cosiddette "scatole dei neonati", una iniziativa che aveva intrapreso un pastore per arginare il problema dell'abbandono e il conseguente mercato nero dei bambini appena nati. In "Broker" si racconta appunto del ritrovamento di un neonato da parte di due uomini che, in modo clandestino, vorrebbero trovargli la migliore famiglia possibile, ma inaspettatamente si ripresenta la giovane madre del bimbo. Intanto anche due agenti della polizia sono sulle tracce dei due uomini.
Da qui inizia un'avventura, di cui ora non sveliamo ogni tematica, in attesa che esca sui nostri schermi, ma possiamo senz'altro affermare che con questa opera il regista torna ad occuparsi del senso della famiglia, coniugandolo al concetto più grande della solidarietà umana.
La Giuria ecumenica, che prevede la presenza di teologi, giornalisti, critici e registi provenienti dal mondo cattolico e protestante e che intende mettere in rilievo valori evangelici o in ogni caso film dalle forti connotazioni etiche e spirituali, assegna dunque un premio ufficiale alla fine del Festival.
Quest'anno il premio è andato a "Broker" perché, si legge nella motivazione, "il film mostra in modo intimo come una famiglia possa essere tale senza legami di sangue". Insomma, Kore'Eda rivolge lo sguardo su una situazione drammatica, ma facendone emergere la possibilità della grazia.

Fonte: Il Cittadino
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