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Falcone e Borsellino in una fiction e in una video-intervista

Il 23 maggio si è celebrata la Giornata della legalità, in concomitanza con il ventesimo anniversario della strage di Capaci, quando la mafia uccise Giovanni Falcone, la sua scorta e la moglie Francesca Morvillo. Poche settimane dopo – il 19 luglio 1992 – veniva assassinato anche Paolo Borsellino. La tv italiana ha voluto rendere omaggio a questi due martiri della giustizia ricordandone la figura e l’impegno contro la mafia con una programmazione dedicata.

Falcone e Borsellino in una fiction e in una video-intervista

Il 23 maggio si è celebrata la Giornata della legalità, in concomitanza con il ventesimo anniversario della strage di Capaci, quando la mafia uccise Giovanni Falcone, la sua scorta e la moglie Francesca Morvillo. Poche settimane dopo – il 19 luglio 1992 – veniva assassinato anche Paolo Borsellino. La tv italiana ha voluto rendere omaggio a questi due martiri della giustizia ricordandone la figura e l’impegno contro la mafia con una programmazione dedicata.
In prima serata su Rai Tre è andato in onda “Ho vinto io: Rosaria Schifani e la strage di Capaci vent’anni dopo”, documentario dedicato alla vedova di Vito Schifani, uno dei tre agenti della scorta del giudice Falcone morto durante l’attentato a Capaci. “Vi perdono, però dovete mettervi in ginocchio”, disse Rosaria dal pulpito durante il funerale trasmesso da una chiesa che traboccava di rabbia. La donna ha lasciato Palermo e ha un figlio ventenne, che non ha mai conosciuto il padre e che ora è arruolato nella Guardia di Finanza.
Subito dopo il documentario, Rai Tre ha trasmesso una puntata speciale di “Lucarelli racconta” dedicata al giudice Borsellino, ucciso due mesi dopo Falcone in via d’Amelio insieme ai suoi 5 agenti di scorta. Così lo scrittore e conduttore televisivo presentava la serata: “Ricordare fatti del passato, in questo Paese, non è mai soltanto fare memoria. Lo sarebbe se questi fatti appartenessero davvero al passato, alla storia, conosciuti, spiegati, analizzati e risolti. Allora potremmo raccontarli cercandoci dentro stimoli per il futuro, celebrandone i protagonisti positivi e censurandone quelli negativi, tutti e due come si meritano. Ma i fatti della nostra storia non sono mai così conosciuti, spiegati, analizzati e risolti da poter essere trattati così. Quei fatti mantengono tanti punti oscuri, tanti fili che si perdono da qualche parte, senza nodi, tanti misteri che gravano sul presente. Raccontarli significa portare avanti una trama che non finisce mai”. In queste parole di Lucarelli si trovano evidenti riferimenti ai molti interrogativi senza risposta della recente storia nazionale, ma anche la capacità di raccontare in modo efficace sfruttando le potenzialità del mezzo televisivo che lui, pur essendo di suo uno scrittore, conosce e sa usare molto bene”.
Su Rai Uno è andata in onda “I 57 giorni”, pellicola diretta da Alberto Negrin che si propone di raccontare le intense giornate che separarono la strage di Capaci da quella di Via D’Amelio. Dopo quello di Falcone, il delitto di Borsellino era più che annunciato, come lo stesso magistrato sapeva. Per questo iniziò a prepararsi a suo modo alla morte, cercando in molte occasioni di attardarsi da solo per dare la possibilità ai suoi assassini di ucciderlo senza coinvolgere la scorta, come invece accadde.
Per dare il volto al giudice Borsellino è stato scelto Luca Zingaretti, noto al pubblico televisivo per aver interpretato, fra gli altri, il personaggio del Commissario Montalbano creato da Andrea Camilleri. Proprio Zingaretti ha rappresentato il limite principale di questa produzione che, pur animata dalle migliori intenzioni ed essendosi avvalsa del supporto di Rita e Manfredi Borsellino (ma anche del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e del pm Antonio Ingroia) in fase di scrittura, ha pagato pegno alla scelta di un attore che è un bravo caratterista ma è risultato poco credibile nei panni del tormentato personaggio che gli è stato affidato.
Al di là degli aspetti tecnici resta la capacità del mezzo televisivo di costruire un immaginario collettivo che – più o meno fedele alla storia vera – s’imprime facilmente nella memoria popolare.

Allegato: monteleco3.pdf (1,87 MB)
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