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Lavoro, fra contratti a termine e precariato

In Italia l’industria cresce, ma preoccupa l’aumento del costo dei materiali

Le misure inserite nella prossima legge di bilancio dall'esecutivo hanno l'obbiettivo primario di spingere la crescita del Pil come ben chiarito dal premier Draghi in occasione della presentazione della Nadef, la Nota di aggiornamento del Def, approvata dal Consiglio dei ministri.

"Tutto il resto non va bene", solo una crescita robusta ci permette di abbassare il debito pubblico e di dimostrare la nostra credibilità e volontà di portare a termine le riforme spingendo gli investitori internazionali a credere nel nostro paese, determinando un aumento dell'occupazione. I dati presentati da Draghi e dal ministro dell'Economia Daniele Franco vedono un paese caratterizzato da una forte ripresa nei settori dell'industria, delle costruzioni ed ora anche nei servizi, con una previsioni di liberare risorse per oltre un punto di Pil, pari a circa 19 miliardi di euro, per un totale di 22,5 miliardi nel 2022 e di 76 miliardi nel triennio.
Queste nuove disponibilità, unitamente alle risorse messe a disposizione dal Pnrr (il Piano di ripresa e resilienza) che hanno appena iniziato a dispiegare i loro effetti sugli investimenti, serviranno per cominciare a tagliare l'Irpef e rivedere gli ammortizzatori sociali in un contesto mondiale minacciato dalla carenza di materie prime, dall'aumento generalizzato dell'inflazione e dai timori legati all'evoluzione della pandemia da Covid19.

L'indagine congiunta dei cinque maggiori istituti di analisi, Istat, Inps, Inail, Arpal e Ministero del Lavoro, fornisce dati preoccupanti con il 72% dei contratti a tempo che hanno una durata inferiore ai sei mesi, e di questi il 35% è inferiore ai 30 giorni. In agosto sono andati persi altri 80mila posti di lavoro, che si aggiungono ai 76mila di luglio, da non attribuirsi allo sblocco dei licenziamenti per le grandi imprese dal momento che il prezzo più alto è stato pagato dai lavoratori autonomi e dai dipendenti a termine con, tra l'altro, un'incidenza dell'85 % per le donne. Bankitalia nell'ultima analisi sui dati del Ministero del Lavoro conferma che il 90 %dei nuovi contratti da gennaio ad agosto è a termine; Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio, conferma come il calo dell'occupazione si riversi in modo prevalente nell'inattività. "Continuano – dice Fammoni - il trend negativo per le donne, le basse qualifiche, la precarietà e l'involontarietà del part-time: in una parola il lavoro povero, quando invece quantità e qualità del lavoro sono gli elementi fondamentali che devono guidare le scelte e l'utilizzo dei finanziamenti europei".
In Europa l'aumento dell'inflazione comincia a suscitare molti nervosismi, stimolati da forze politiche che spingono per una rapida fine dell'attuale politica monetaria della Bce.

L'Eurostat ha certificato nello stesso mese un aumento dell'inflazione nell'Eurozona del 3,4%, il massimo da tredici anni, dovuto in particolare ai picchi dei costi dell'energia, con il greggio che è tornato stabilmente sopra gli 80 dollari al barile e con molti economisti che stanno cominciando a chiedersi se siamo di fronte ad una fase temporanea o se in realtà, principalmente a causa delle previsioni sull'andamento del costo del petrolio e del gas, non stiamo entrando in una fase di aumento dell'inflazione duratura. In occasione dell'ultima riunione del Consiglio direttivo della Bce Christine Lagarde ha ricordato che le recenti fiammate dell'inflazione sono dovute a molteplici fattori congiunturali, specificatamente tedeschi come il ripristino dell'Iva che era stata tagliata di tre punti durante la prima fase della pandemia o l'avvio del prezzamento della CO2 ribadendo la linea di prudenza nella convinzione che si tratti di picchi "transitori".
Il blocco dei paesi del Nord è sempre meno convinto di questa posizione che invece rispecchia puntualmente una situazione ancora di grande incertezza in cui una politica monetaria sbagliata potrebbe bloccare la ripresa con danni irreparabili. Nel mese di settembre, ad esempio, il mercato italiano dell'auto ha registrato un drammatico calo del 32,7% delle immatricolazioni con 105.175 unità in meno rispetto all'anno scorso e questi campanelli d'allarme non devono e non possono essere ignorati.
I risultati delle elezioni tedesche rischiano di determinare una lunga fase di stallo che si rifletterà immediatamente a Bruxelles con una Commissione a metà mandato che rischia la paralisi su molti dossier, a partire da quello, importantissimo per il nostro paese, della revisione del Patto di stabilità prevista dal 2023 e il Green Deal.
In questo scenario così complesso e sfidante è necessario che tutti i partiti e le forze politiche accolgano l'invito del premier Mario Draghi a non creare difficoltà all'esecutivo, che dopo le amministrative potrebbe trovarsi paralizzato con alcuni gruppi politici che potrebbero tentare di bloccare l'agenda delle riforme ribadendo: "Se questo esecutivo perdesse efficacia non avrebbe più senso". Draghi ha anche voluto riconfermare come sia sbagliato parlare in questo momento del Quirinale, mostrandosi infastidito per i numerosi endorsment ricevuti e chiedendo di azzerare un chiacchericcio prematuro e destabilizzante e di certo "offensivo nei confronti del presidente della Repubblica in carica”.

Fonte: Il Cittadino
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