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Scuola, motore del Paese?

Angela Galasso della FISM commenta le linee programmatiche sulla scuola presentate dal Ministro Bianchi

Scuola, motore del Paese?

Lo scorso 4 maggio il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in audizione in Parlamento ha presentato le linee programmatiche “La scuola motore del Paese”, anche alla luce dei fondi previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Ne abbiamo parlato con Angela Galasso, Presidente della sezione ligure della Federazione Italiana Scuole Materne.

Nei giorni scorsi il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, in audizione in Parlamento, ha presentato le linee programmatiche intitolate “La scuola motore del Paese”. Sono stati annunciati investimenti senza precedenti nella scuola attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: in totale quasi 20 miliardi per il potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione, dagli asili nido all’università. Gli obiettivi emersi nelle linee programmatiche sono molteplici e spaziano su vari fronti. Questo ingente quantitativo di denaro sarà sufficiente a risolvere tutte le problematiche dell’impianto dell’istruzione nel nostro Paese?

Io credo che il primo problema della scuola, più che la mancanza di fondi, sia quello di rimettere al centro l’educazione. Educazione ed istruzione sono il binomio fondamentale.
La scuola deve essere prima di tutto un contesto educativo: il suo compito principale non può essere solo quello di istruire, partendo dal presupposto che la scuola è probabilmente il primo contesto educativo che i bambini incontrano subito dopo la famiglia.
In seconda battuta, credo che la comunità sociale debba far emergere la propria attenzione e il proprio orientamento verso i giovani. Ci vuole un cambiamento di approccio, per far emergere una vera “comunità educante”, ossia una comunità sociale dove ciascun soggetto è orientato con attenzione ad una logica educativa: in un contesto di questo tipo la scuola non può che essere al centro dell’attenzione, e protagonista. Oggi però la scuola si pone più che altro come un soggetto auto-referenziale: non si può essere comunità educante in questa condizione. In una società come quella di oggi, così articolata e pluralista, non si può pensare che la scuola non si connetta con altri enti. “La scuola motore del Paese” è in sintesi una valanga di opportunità che però devono essere connesse con soggetti esterni.

Nelle linee programmatiche si parla anche dell’investimento sul sistema integrato 0-6 anni, con la creazione di 228.000 posti in più negli asili. Come giudica queste nuove misure del Ministero?
Il sistema integrato 0-6anni rappresenta una grande opportunità in ambito educativo; ad oggi il sistema spezza in due questo arco temporale, 0-3 anni e 3-6 anni. Questa scissione non ha senso, pertanto la costruzione di questo nuovo sistema deve essere accolto con gratitudine.
Il sistema integrato 0-6 sarà un percorso lungo che richiederà molte energie. Il sistema paritario in questa fascia di età è molto avanti. Tante scuole FISM sono nate proprio per rispondere alla domanda delle famiglie di donne lavoratrici. In tutti questi anni, poi, si è sempre mantenuta alta l’attenzione ai bisogni fondamentali dei beneficiari.
Per questo, molte scuole federate hanno attivato anche la fascia 0-3 anni, perché questa, da molto tempo, è la richiesta prevalente delle famiglie. Il tutto, rispettando alla normativa vigente: fino ai tre anni, un’educatrice ogni 10 bambini, alla scuola dell’infanzia, improvvisamente, una maestra ogni 25 bambini. E’ un “salto” che necessita di revisione.

Il recente rapporto nazionale sugli asili nido promosso da “Con i bambini” e Openpolis evidenzia un preoccupante divario, nel nostro Paese, tra i territori, in particolare fra Nord e Sud. Laddove mancano gli asili nido, aumentano la povertà educativa e la dispersione scolastica. Quanto è importante, allora, cominciare “presto e bene”?
E’ fondamentale, lo dicono tutti gli studiosi. Per tanto tempo però c’è stata molta riluttanza ad investire risorse nelle scuole dell’infanzia. Questo aspetto dello sviluppo cognitivo e psico-emotivo dei bambini è stato un po' trascurato, quasi che la scuola vera abbia inizio solo dopo.
Tutti gli studiosi dell’infanzia ci dicono che su buone fondamenta si prosegue bene anche negli anni successivi. E’ fondamentale che i servizi per l’infanzia siano di qualità e siano gestiti da professionisti che lavorano in strettissima connessione con la famiglia.
La dimensione delle scuole FISM è sicuramente particolarmente attenta a quelli che sono i bisogni dei bambini piccoli, portando una dimensione familiare e “artigianale”, dando a questo aggettivo tutto il positivo di chi svolge il proprio lavoro con impegno e passione.

La Federazione Italiana Scuole Materne, di cui lei è Presidente ligure, ha recentemente lanciato la mobilitazione dei nidi e delle materne paritarie no profit “Prima i bambini”. Quali richieste veicolate con questa istanza?
L’istanza è una: la parità vera. Nel Decreto Sostegni c’è una pioggia di finanziamenti che tuttora esclude le paritarie. Siamo lontanissimi da una vera parità scolastica, ma questo è paradossale in un paese in cui l’integrazione fra il sistema pubblico e privato, pensiamo alla sanità, è acquisita e apprezzata.

L’assegno unico per i figli, che probabilmente verrà erogato dal prossimo anno, può realmente rappresentare una prima tappa per invertire la tendenza del declino demografico nel nostro Paese?
L’assegno è senz’altro fondamentale. Le politiche di sostegno alla famiglia solo negli ultimi anni hanno avuto un impulso positivo. La denatalità è stata finora sottovalutata. Ultimamente sia il Governo che gli enti locali hanno compreso l’importanza della promozione delle politiche familiari con una serie di iniziative utili.
Oggi nei giovani è diffusa l’idea che avere una famiglia è molto faticoso. I voucher per gli asili nido spesso non vengono utilizzati, anche dalle famiglie che ne avrebbero l’opportunità: questo perché si è radicata una mentalità che a priori non è favorevole alla famiglia, soffermandosi piuttosto a valutarne la complessità. E’ necessario un cambio di mentalità.

Nelle ultime settimane sono tornati in classe quasi 8 milioni di studenti. Resta in didattica a distanza una minima parte di alunni delle scuole superiori. Il Presidente del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli ha recentemente dichiarato che l’impatto di questa modalità di fare lezione ha esposto gli alunni a gravi fattori di stress e che la strada da seguire è quella della scuola in presenza. Cosa avete rilevato in questo senso come Federazione?
Noi siamo stati fortunati; fatti salvi gli episodi di quarantena, le scuole sono sempre rimaste aperte. Nel corso del lockdown tutte le educatrici si sono attivate per mantenere contatti e relazioni con i bambini e le famiglie. Questa situazione ha messo in difficoltà grandi e piccini: ormai tutti sappiamo bene quanto sia difficile la lontananza anche con le persone della nostra famiglia o con i parenti residenti in altre regioni. Sta a noi far capire ai bambini che questa esperienza di lontananza non deve minare la fiducia nelle altre persone.

Individua nel piano scuola estate un’opportunità formativa in più per gli alunni?
Ci sono diverse perplessità: in primo luogo l’autoreferenzialità della scuola. Il piano estate sarebbe molto utile in presenza, sul territorio, di reti e coordinamenti in grado di favorire la sinergia fra soggetti educativi e farsi promotori di un’offerta coordinata rivolta a tutti i ragazzi. Temo che difficilmente questo sarà possibile, e per questo vedo il rischio di creare disparità. Ci saranno zone in cui questa modalità sarà attivata, e ce ne saranno altre dove questo non sarà possibile.
Nel documento del Ministero non si capisce bene quale sia il ruolo giocato dalle famiglie nel contesto della scuola. E’ vero che i genitori non sono insegnanti, ma è vero che il lavoro svolto a scuola deve essere in continuità con quello portato avanti dalle famiglie.

Fonte: Il Cittadino
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