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Pasqua nel Carcere di Marassi - Riscoprire la dignità dell'uomo

S. Messa per i detenuti celebrata da don Gianfranco Calabrese

Pasqua nel Carcere di Marassi - Riscoprire la dignità dell'uomo

Carissimi amici e fratelli, e in unione spirituale care sorelle che state vivendo per ragioni diverse la privazione della libertà, vi vorrei far giungere il mio augurio e la mia vicinanza attraverso la presenza del mio vicario episcopale che oggi celebra la solennità della Pasqua presso il carcere di Marassi.

La Pasqua del Signore annuncia a ciascuno di noi che è possibile in ogni momento e in ogni situazione della nostra vita rinascere e ricominciare nella pace e nella riconciliazione, nel perdono e nella novità con un cuore rinnovato. Il mio augurio più sincero perché possiamo intraprendere nel Signore Risorto il cammino che restituisce a ciascuno la piena dignità, la vera libertà e la gioia.

Ho chiesto di poter vivere la solennità della Pasqua ricordandovi nella celebrazione dell'Eucaristia insieme ai vostri famigliari e a tutte le persone che vi sono care.

Il Signore vi benedica e vi accompagni.

Pace e bene in Cristo Gesù.

P. Marco Tasca, Arcivescovo

Questo il saluto letto da mons. Gianfranco Calabrese all’assemblea convenuta numerosa nella cappella della Casa Circondariale di Marassi, la mattina di Pasqua, per celebrare la resurrezione del Signore.

Nell’omelia, don Gianfranco ha sviluppato l’augurio espresso dall’Arcivescovo sottolineando come solo il Cristo Risorto possa dare senso alla vita dell’uomo. Si può vivere l’esistenza come un non-senso, si può vivere controsenso, in un continuo opporsi alla società e alle sue regole in nome di una malintesa libertà. Solo nell’incontro col Risorto la vita acquista un senso, una direzione verso una meta ben precisa. Lo scoprono gradualmente i vari personaggi che vanno e vengono dal sepolcro, trovato aperto e vuoto.

Solo Colui che si è rialzato dalla morte è poi in grado di risollevare l’uomo riportandolo alla dignità originaria, una dignità da riscoprire e coltivare anche nella difficile condizione di chi è privato della libertà.

Anche e forse soprattutto nel carcere abbiamo bisogno di risorgere con Cristo. 

Don Gianfranco era entrato a Marassi oltre 30 anni fa, invitato per le confessioni dall’allora cappellano d. Mario Canepa; ha trovato un istituto molto diverso e, se dal punto di vista strutturale ci sono state negli anni notevoli migliorie, dal punto di vista degli obbiettivi di risocializzazione e reinserimento del detenuto i problemi sono sempre tanti, se non peggiori. La diversa composizione del tessuto sociale porta ad un’alta percentuale di detenuti stranieri che, non avendo spesso un riferimento familiare o anche solamente abitativo, con grandi difficoltà possono accedere a misure alternative al carcere. Il mondo mutevole delle dipendenze, da droghe, alcol, ma anche dal gioco, cui non corrisponde un’adeguata risposta di percorsi di recupero. Il problema crescente riguarda le persone con disagio psichico, che finiscono in carcere perché non vi sono sufficienti strutture in grado di accogliere e curare situazioni patologiche.

Il carcere continua ad essere un mondo complesso, un microcosmo incastonato nella realtà sociale ma poco conosciuto e considerato. In questo la Chiesa continua la sua opera secolare, non solo attraverso alcune occasioni di ‘rappresentanza’, ma promuovendo e sostenendo l’opera dei cappellani, delle religiose e delle associazioni di volontariato (a Genova, specifica per il carcere è la Veneranda Compagnia di Misericordia), impegnate ad alleviare le sofferenze di chi vive la detenzione e a cercare possibilità per chi deve uscire. Piccole cose, ma, come suol dirsi, il poco si conta, il nulla no.

Don Paolo Gatti*

Cappellano Casa Circondariale di Genova Marassi

Fonte: Il Cittadino
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