Chiesa e mondo
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Mons. Alberto Lorenzelli consacrato Vescovo

Sarà Vescovo Ausiliare a Santiago del Cile

Mons. Alberto Lorenzelli consacrato Vescovo

I ragazzi temevano il suo fischietto con il quale determinava la conclusione delle ricreazioni: erano gli anni ’80 –’90 e don Alberto Lorenzelli era il vicepreside delle scuole medie “Don Bosco”, a Sampierdarena. Quando fischiava qualche centinaio di studenti componevano rapidamente le file ordinate per classi, pronte per essere accompagnate nelle aule delle lezioni: tutti odiavano il suono di quel fischietto perché era la parola “fine” al momento del divertimento che intervallava le ore di scuola. Don Alberto sembrava un uomo severo, dai modi decisi e poco disponibile al confronto: in realtà non era così, ma da ragazzi si fa molta fatica ad accogliere benevolmente gli adulti che educano. Crescendo tutti i ragazzi che in qualche modo hanno avuto modo di conoscere meglio don Alberto, hanno potuto apprezzarne le grandi capacità e in particolare l’ascolto: messo da parte il fischietto è apparso in modo più evidente il suo essere salesiano, uomo capace di ascoltare i bisogni dei ragazzi e di condurli verso il loro futuro. Per questa e per tutte le altre sue doti, la famiglia salesiana gli ha affidato molti incarichi, facendogli salire una difficile scala delle responsabilità: preside delle scuole superiori, direttore dell’istituto, ispettore prima per l’Italia centrale e poi in Cile. Poco meno di un anno fa il suo ritorno in Italia, per guidare la comunità salesiana in Vaticano e come cappellano della Gendarmeria e infine papa Francesco gli ha chiesto di assumere il delicatissimo compito di vescovo ausiliare di Santiago del Cile: una nomina tra le lacrime per la chiesa in difficoltà in quella nazione e che, per ammissione stessa di don Alberto, lui ha provato a rifiutare. L’insistenza del papa a fatto cedere le sue resistenze, quando in essa ha percepito il modo con cui un padre chiede al proprio figlio, quasi implorando, un aiuto: ironizzando don Alberto ha dichiarato di non aver detto si, ma di non aver più potuto dire di no. Sabato 22 giugno, nella Basilica di San Pietro, è stato consacrato vescovo da papa Francesco stesso: presenti i cardinali Bertone e Farina (anch’essi salesiani), il vicario apostolico a Santiago del Cile, Celestino Aós Braco, molti altri vescovi e una nutrita partecipazione di confratelli salesiani e amici laici. Il papa nella breve omelia ha dato due indicazioni: riferendosi alla presenza di Cristo che il vescovo in modo particolare rappresenta, ha invitato i fedeli ad “accogliere con gioia e gratitudine questo nostro fratello, rendendo a lui l’onore che si deve al ministro di Cristo”.

La seconda indicazione, direttamente a don Alberto, sembrava in contrasto con la prima: "Episcopato infatti è il nome di un servizio, non di un onore, poiché al vescovo compete più servire che dominare, secondo il comandamento del Maestro: "Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo. E chi governa, come colui che serve".

Il vescovo è servitore, pastore, padre, fratello, mai un mercenario.” Ma il contrasto solo apparente si esaurisce proprio comprendendo che è a Cristo che si deve l’onore e che è da Cristo che siamo serviti.

Sempre dall’omelia altre indicazioni: il vescovo è innanzitutto un uomo di preghiera, perché se non prega è un mercenario, attingere la grazia per il proprio ministero dal sacrificio eucaristico, essere vicinissimo ai sacerdoti, senza burocrazia, ma anche ai poveri e agli indifesi. Nelle invocazioni dei santi, parte integrante della celebrazione delle ordinazioni, è stato scelto anche Sant’Alberto Hurtado Cruchaga, sacerdote gesuita cileno, molto amato dal popolo per la sua dedizione ai poveri: per chi conosce questa figura è evidente l’abbinamento con le parole del Santo Padre, quasi un invito a prendere spunto da lui per svolgere il proprio ministero. Don Alberto continuerà a educare le persone che il Signore gli ha affidato, come ha sempre fatto, fin dai suoi primi incarichi da salesiano: ora lo farà da vescovo, senza usare il fischietto, ma con nel cuore il sogno dei nove anni di don Bosco.

Fonte: Il Cittadino
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