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Al cinema - Manodopera

Regia di Alain Ughetto

Al cinema - Manodopera

Siamo in Piemonte nel primo Novecento, nel paesino di Ughettera: la famiglia di Luigi Ughetto decide di emigrare in Francia cercando lavoro e migliori condizioni di vita per la propria famiglia.

Dopo alcuni anni di assenza – causa anche la pandemia - dopo “Jasmine”, il regista Alain Ughetto torna all’animazione per raccontare la storia dei suoi nonni, i quali lasciarono il paese di Ughettera per trovare lavoro nel paese al di là delle Alpi.
Sebbene la vita in Francia fosse veramente dura e non era inconsueto trovare all’ingresso dei locali pubblici la scritta “Interdit aux chien et aux italiens” (è questo il titolo originale), questa emigrazione cambiò la vita della famiglia Ughetto.
Il regista, nato a Lione nel 1950, ha dichiarato che suo padre non parlava quasi mai della guerra i cui ricordi lo tormentavano, ma raccontava spesso le storie del paese di Ughettera, dove tanti si chiamavano Ughetto di cognome. Così un po’ di anni fa decise di andare a vedere i luoghi di origine dei suoi nonni: il paese di Ughettera esiste veramente, si tratta di un paesino nel comune di Giaveno, di fronte al Monviso. Da lì, dai racconti in famiglia e dalla suggestione del paese d’origine nasce l’idea del lungometraggio. Il film è realizzato con pupazzi alti una ventina di centimetri, fatti con la plastilina, immersi in un paesaggio in cui la neve è fatta di batuffoli di cotone, le rocce sono di carbone, ci sono castagne e broccoli per alberi: insomma, tutto ciò che circondava la vita dei contadini di allora.

Forse 70 minuti sono molti per la narrazione, infatti qua e là si percepiscono alcuni tempi morti, ma “Manodopera” non manca di essere coinvolgente ed emozionante, con tocchi di autentica poesia. Il film di Alain Ughetto – rimasto fermo a causa della pandemia – ha meritatamente ricevuto il premio come miglior film d’animazione agli European Film Awards a Reykjavík nel 2022 e nello stesso anno ha vinto il gran premio della giuria al festival dell’animazione ad Annecy.
“Manodopera” nella semplicità del racconto sa far riflettere sul senso delle origini, sulla speranza, sul fenomeno delle migrazioni che da sempre è presente nella storia dell’uomo e della società.

Fonte: Il Cittadino
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