La parola
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3a domenica di Pasqua - anno C, Gv 21, 1-19

Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

Il capitolo 21 del quarto vangelo è un'appendice, probabilmente aggiunta in un secondo tempo, ma sempre espressione autorevole della testimonianza del discepolo prediletto, e nella cornice dell'incontro del Risorto con un gruppo di discepoli, sul mare di Tiberiade, racchiude una grande catechesi sulla Chiesa, sulla comunità generata dall'evento pasquale.

Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

Il capitolo 21 del quarto vangelo è un'appendice, probabilmente aggiunta in un secondo tempo, ma sempre espressione autorevole della testimonianza del discepolo prediletto, e nella cornice dell'incontro del Risorto con un gruppo di discepoli, sul mare di Tiberiade, racchiude una grande catechesi sulla Chiesa, sulla comunità generata dall'evento pasquale. Questa terza manifestazione del Signore accade in un contesto particolare, i discepoli sembrano ritornati alla loro precedente attività di pescatori, in Galilea, ma questa pesca notturna e infruttuosa rappresenta un segno dell'infecondità della loro vita e della loro missione, nella lontananza da Cristo: è solo quando Lui si fa presente sulla riva del lago e il suo invito è accolto, che le reti si riempiono, abbondantemente (i 153 pesci, al di là di complicate interpretazioni simboliche, esprimono la ricchezza della pesca compiuta), qui è il segreto della futura missione che vivranno i discepoli e tutta la Chiesa, qui è la sorgente di una sovrabbondanza di vita, che senza il Risorto, all'uomo è impossibile. Ecco la prima notazione che possiamo raccogliere: la viva presenza del Signore nella comunità dei suoi, riconosciuta dall'intuizione della fede del discepolo amato, è la possibilità, sempre aperta, di un nuovo inizio, e di una ricchezza che riempie il cuore. Proprio davanti a questa manifestazione, l'evangelista mette in rilievo due figure di apostoli, il discepolo prediletto che subito riconosce il Signore e Simon Pietro, che impetuosamente, si getta in mare per raggiungere il maestro nuovamente vivo e presente; due uomini reali, che nella loro intensa umanità, incarnano modi diversi di vivere l'affezione a Gesù, di seguire il Signore, due volti che si ritrovano nella comunità degli amici di Cristo: Giovanni è colui che si lascia guidare dall'intuizione dell'amore, che nell'ora della croce, è fedele con Maria e le donne, che, al mattino della risurrezione, sa leggere i primi indizi nel sepolcro aperto, e che ora, sul lago, è il primo a vedere nel miracolo della pesca abbondante, il segno di riconoscimento del Signore. C'è un modo di vivere l'avventura della fede cristiana, che si avvicina all'esperienza del discepolo amato, un percorso luminoso, che nell'intelligenza dell'amore, non fatica a riconoscere i segni di Cristo risorto, e non conosce grandi infedeltà: nella storia della Chiesa, nella storia personale, non mancano incontri con chi, per grazia, testimonia la bellezza e la continuità di un tale cammino, nella sequela di Gesù. Ma, accanto a Giovanni, c'è Simon Pietro, con il quale forse avvertiamo un'immediata sintonia, perché esprime l'intensità di un'affezione a Cristo, vissuta in un'umanità cordiale, impetuosa, ma anche fragile, ferita: Simone è colui che prende la parola, nell'ora della crisi, dopo il discorso di Gesù a Cafarnao, e afferma: 'Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna' (Gv 6,68); è colui che nella cena dichiara che non abbandonerà mai il maestro, ma che nella notte conosce la paura e la debolezza del rinnegamento; nel dialogo con il Risorto, sulle rive del lago, per tre volte è interpellato da Cristo, 'Simone di Giovanni, mi ami?', e per tre volte, confessa il suo amore, il suo attaccamento a Gesù, pur nel tremore e nella coscienza grande della sua fragilità: 'Signore, tu sai tutto: tu sai che ti amo'. Il suo essere pastore, nei confronti delle pecore e degli agnelli del gregge di Cristo, si radica in quest'amore, tenace e profondo, per il suo Signore, un amore che ha conosciuto l'ora dell'infedeltà, un amore che ha la sua sorgente nella persona stessa del maestro: 'Signore, tu sai tutto'. Come nel discepolo amato, anche in Simon Pietro la vita di fede, sebbene più sofferta, è ricondotta al cuore, un'affezione certa e lieta per Cristo, un legame con la persona amata del Signore, segnato anche dall'incoerenza e dalla caduta, ma mai annullato: proprio quest'amore riapre a Simone, come ad ogni discepolo, la possibilità di riprendere il cammino, anche dopo una grave infedeltà, proprio quest'amore rende alla fine possibile il miracolo di una fecondità, nella vita e nella missione della Chiesa.

Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.
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