La parola
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II lettura di domenica 6 marzo - I di Quaresima

La fede - Anno C

Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

La rivelazione della benevolenza e della potenza di Dio culmina in Cristo. Ma Israele non ha voluto compiere il passo della fede in Cristo. Non ha seguito Jahvè in questa ultima manifestazione, dalla quale invece dipende la salvezza dell'umanità.
Paolo citando il Deuteronomio (30,14) invita ad accogliere la predicazione apostolica, perchè in essa sono testimoniate la divinità di Cristo – “è il Signore” – e la sua risurrezione: sono le ve¬rità in cui è indispensabile credere per salvarsi.
Verità che sono proposte alla fede di chiunque, non soltanto degli Israeliti. Cristo “è il Signore” di tutti. L'Apostolo anzi osserva che la salvezza universale è stata predetta da Jahvè, tramite Isaia (28,16) e dunque Cristo non fa che autenticare la fede dell'Antico Testamento.
La fede in Cristo ha una dimensione interiore – del “cuore” – che la rende vera, sincera, convinta e non formalistica. Una fede formalistica non dispone alla santificazione.
Tuttavia la fede non è completa se rimane soltanto interiore, se non si riverbera esternamente nella vita: con attestazione coraggiosa e con coerenza di azioni ed atteggiamenti.
“Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” aveva annunciato il profeta Gioele (2,32) e Paolo si àncora alla stessa espressione, riferendola specificatamente a Cristo: è lui da riconoscere nella sua natura divina – “invocare il nome del Si-gnore” nel linguaggio biblico equivale, infatti, a professare la fede – ed è lui, pertanto, che va seguito. Da “chiunque”.
E' la fede in Cristo – interiore, ma anche esteriormente operante – che salva.

Fonte: Il Cittadino
II lettura di domenica 6 marzo - I di Quaresima
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