La parola
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3a domenica d’Avvento - anno C, Luca 4, 21-30

E noi cosa dobbiamo fare?

La terza domenica d'Avvento è caratterizzata da una nota di letizia, che riecheggia, in modo particolare, nelle parole di Paolo ai Filippesi: 'Siate sempre lieti nel Signore. Il Signore è vicino!' (Fil 4,4). Apparentemente il motivo della gioia sembra assente nella pagina di Luca, che ci riporta tratti della predicazione di Giovanni: anzi, oltre ad indicazioni chiare che invitano a praticare la condivisione dei beni, la giustizia e a non abusare del proprio potere, Giovanni annuncia il volto di un Messia che sarà giudice e vaglierà le opere degli uomini.

E noi cosa dobbiamo fare?

La terza domenica d'Avvento è caratterizzata da una nota di letizia, che riecheggia, in modo particolare, nelle parole di Paolo ai Filippesi: 'Siate sempre lieti nel Signore. Il Signore è vicino!' (Fil 4,4). Apparentemente il motivo della gioia sembra assente nella pagina di Luca, che ci riporta tratti della predicazione di Giovanni: anzi, oltre ad indicazioni chiare che invitano a praticare la condivisione dei beni, la giustizia e a non abusare del proprio potere, Giovanni annuncia il volto di un Messia che sarà giudice e vaglierà le opere degli uomini. Tuttavia, in maniera un po' inattesa, Luca attribuisce a questa predicazione un carattere di vangelo, di buon annuncio, e indirettamente, un carattere di gioia: 'Con molte altre esortazioni Giovani evangelizzava il popolo'. Ma non è Gesù il primo annunciatore del Vangelo? Non sono i suoi apostoli coloro che daranno testimonianza alla lieta notizia del Regno e della Pasqua fino al martirio? E non è oggi la Chiesa che nella sua vita, si fa comunità che evangelizza, facendo risuonare la parola salvifica di Cristo e mostrando i segni dell'opera di salvezza? Eppure Luca, che nel suo vangelo e nel libro degli Atti, userà abbondantemente il verbo 'evangelizzare', applicato a Gesù, ai suoi discepoli, non si sbaglia, perché anche l'annuncio forte e severo di Giovanni è 'vangelo', è annuncio buono e bello, perché non si tratta solo di una predicazione a sfondo morale, ma diviene richiamo al Messia ormai presente, proclamazione che l'atteso salvatore, promesso ad Israele, ma desiderato da tutte le genti viene, è presente. Certo, la parola del Battista vuole preparare i cuori a riconoscere e ad accogliere colui che è tra noi, e per questo motivo, la Chiesa, ogni anno, nell'Avvento ci fa guardare alla figura di Giovanni e ci invita ad ascoltare la sua testimonianza: perché anche noi abbiamo sempre bisogno di ridestare l'attesa dell'animo, anche noi abbiamo bisogno di disporre il cuore, riprendendo una posizione di umiltà, che si esprime come condivisione e attenzione al fratelli uomini, 'Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto', come giustizia nei rapporti umani, 'Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato', come rifiuto di ogni logica di violenza e di potere sull'altro, 'Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno'. Ma gli evidenti richiami morali che traspaiono nella predicazione del Battista, e che non saranno assenti dall'insegnamento di Gesù, non esauriscono la ricchezza e la forza della sua parola, e in realtà sono in funzione di un annuncio più grande e più decisivo. Giovanni, infatti, è il primo testimone di Cristo e muove i cuori dei figli d'Israele ad aprirsi, ad essere attenti, a riconoscere il vero Signore della vita: al centro della parola del Battista non c'è la propria persona, ma la persona e la missione di Cristo, come avvenimento di verità risolutivo per l'esistenza di ogni uomo. Ecco il cuore del 'vangelo' di Giovanni, ecco la sorgente di una gioia profonda, e tuttavia drammatica, che può farsi strada nel nostro cuore: 'Viene colui che è più forte di me. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco'. Non siamo più lasciati soli, affidati alle nostre deboli forze, sempre inseguendo una perfezione ed una pienezza a noi impossibili, né siamo condannati a cadere in una sorta d'auto-salvezza, nella quale, facilmente, ci costruiamo una morale a nostro uso e consumo, e riduciamo l'ampiezza dei desideri di bene e di verità che ci urgono dal cuore. C'è Uno tra noi, che è venuto e che viene, l'unico che può battezzare, cioè immergere la nostra umanità nell'energia vivificante del suo Spirito, che è fuoco: fuoco che brucia, che consuma il peccato e la menzogna, che purifica. Così è 'vangelo' anche l'annuncio del giudizio, espresso da Giovanni nell'immagine dell'uomo, che tiene in mano la pala per pulire l'aia, per raccogliere il frumento, ma che non esita a bruciare la paglia: è vangelo, perché fa' venire alla luce ciò che siamo, e perché ci assicura che la vita non è un gioco inutile, dove in fondo tutto si equivale, e tutto si giustifica, ma è avventura seria e appassionata della libertà, dove siamo posti di fronte a Dio, di fronte alla verità di noi stessi e, nel tempo, decidiamo della nostra eterna e vera consistenza.Corrado Sanguineti

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