Il Vangelo della Domenica
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Questa vedova ha gettato nel tesoro più degli altri

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (domenica 11 novembre 2018)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Chi, fidandosi della parola di Dio, dona tutto ciò di cui dispone, non resta deluso, non impoverisce.

Cristo, il quale ha offerto addirittura se stesso, ha ottenuto, come corrispettivo, il perdono dei peccati dell'umanità.

Chi, sull’esempio di Gesù e secondo il suo insegnamento, dona generosamente, senza secondi scopi, quanto possiede ed anche la vita, esprime sincero atteggiamento di fede, di fiducia in Dio. 

Gesù, ormai al termine del suo insegnamento, ammonisce contro il perbenismo religioso, prendendo spunto dal comportamento degli scribi.

Nei confronti di costoro – che la gente comune ossequia, quasi con servilismo, per la loro qualità di esperti della legge mosaica e quindi della religiosità – il discorso di Gesù è estremamente esplicito, una denuncia inequivocabile: “Guardatevi dagli scribi”.

Motivo: la strumentalizzazione a fini personali della professione di scribi, i quali sfoggiano “lunghe vesti” (il caratteristico “talith” bianco a strisce nere, con lunghe frange) per essere notati da chi ancora non li conosce e quindi riveriti pubblicamente; nelle riunioni della sinagoga e nei banchetti ambiscono i posti più ragguardevoli; al momento della preghiera si mettono in vista e si dilungano con ostentazione, quindi non perché amorevolmente in colloquio con Dio, ma perché la gente li consideri profondamente pii.

Insomma: anziché essere a servizio della comunità, sfruttano la gente.

Arrivano persino ad approfittare di persone indifese, le vedove, delle quali “divorano le case”, cioè il patrimonio, facendosi pagare in maniera esorbitante le consultazioni giuridiche o non facendo valere i loro diritti o anche abusando dell'ospitalità nelle loro case.

Gli scribi, dice Gesù, “riceveranno una condanna più grave” per i loro peccati, sia perché conoscono bene la legge divina, hanno meno scusanti sia perché spesso la strumentalizzano per i loro interessi.

Simile al comportamento degli scribi è quello di coloro i quali ostentano atteggiamenti di bontà e di religiosità, allo scopo di essere notati e tenuti in considerazione.

Gesù osserva questi atteggiamenti, stando seduto nel recinto del tempio, al quale possono accedere le donne e dal quale si vede l’ambiente del “tesoro”, cioè delle offerte: sui muri di esso vi sono tredici feritoie (dette “trombe”, perché hanno una forma che si allarga verso l’interno) in cui vengono gettate le monete.

 “Tanti ricchi gettano molte monete”, allo scopo di fare risuonare ripetutamente le “trombe” e quindi richiamare l’attenzione dei presenti. Giunge anche una vedova, la quale mette nella buca “due spiccioli”. L'evangelista dà indicazione dell’equivalente in moneta romana: “un quattrino”, ossia la quarta parte di un asse (l’asse pesa di 12 grammi, il quattrino pesa 3 grammi). Veramente una miseria.

Ma Gesù chiama apposta i discepoli per far loro rilevare che “questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri”: La sua offerta infatti è genuina, priva di seconde intenzioni, non fatta per essere notata e assolutamente generosa, poiché non ha dato, come tutti gli altri, il superfluo, ma “tutto quello che aveva”, anzi – Gesù incalza, rimarcando – “Tutto quanto aveva per vivere”. Infatti avendo due spiccioli, almeno uno avrebbe potuto tenerlo per procurarsi qualcosa: invece ha donato tutto, affidando quindi la sua sopravvivenza alla benevolenza, alla provvidenza di Dio, in onore del quale ha fatto la sua offerta.

La generosità non consiste nel dare molto, ma nel dare tutto.

Fonte: Il Cittadino
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