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Vado a scuola - Il grande giorno

Regia di Pascal Plisson.

Vado a scuola - Il grande giorno

Regia di Pascal Plisson.

Dopo il successo di “Vado a scuola” il regista francese torna a seguire la vita di quattro ragazzi tra gli undici e i quindici anni, che vivono ai quattro angoli del mondo: Nidhi Jha è indiana, Albert Gonzales Monteagudo vive a Cuba, Deegii Batjargal in Mongolia, Tom Ssekabira è ugandese. Se nel primo “Vado a scuola” si raccontavano gli sforzi che facevano alcuni bambini per raggiungere la scuola, nel secondo documentario - “Il grande giorno” - si vede finalmente premiare la grande fatica compiuta per arrivare al traguardo. Nidhi desidera diventare ingegnere, ma provenendo da una famiglia molto modesta, l'unica sua possibilità è quella di riuscire a passare un concorso per accedere agli studi superiori. Albert, cubano, sogna di diventare un grande boxeur, ma per poterlo fare deve anche impegnarsi molto negli studi.
Deegii è una bambina che vuole entrare nel famoso circo della Mongolia e farsi strada come contorsionista, anche lei dovrà dividersi tra scuola e durissimi allenamenti. Infine, Tom vuole diventare Ranger per il grande parco Queen Elisabeth in Uganda, per questo si prepara come tirocinante alla Wildlife Authority.
Il documentarista racconta che l'idea di girare questo documentario gli era venuta mentre viaggiava su un treno in Russia e aveva accanto a sé un bambino di dieci anni che leggeva uno spartito; alla domanda che cosa facesse lì tutto solo, il ragazzino rispose che andava a fare un'audizione per entrare nel conservatorio di San Pietroburgo e per questo la sua famiglia e l'intero villaggio aveva fatto una colletta.
A Plisson parve che questa fosse il naturale proseguimento di “Vado a scuola”. “Il grande giorno” ha richiesto una lavorazione di alcuni mesi e sicuramente potrà far discutere i molti che si chiederanno se questo desiderio di emergere sia proprio dei ragazzi o se sia dei genitori, ma si tratta di una domanda piuttosto oziosa, perché l'intento è quello di mostrare il bisogno di riscatto e il valore dell'impegno di intere famiglie, e i figli semplicemente ripagano i grandi sforzi o la fiducia che i genitori ripongono in loro. Come al regista, che lo ha dichiarato, anche lo spettatore è colpito dalla perseveranza e dall'umiltà di questi ragazzi che trovano naturale doversi sottoporre a fatiche per raggiungere un obiettivo.
Naturalmente non si tratta di un documentario “di strada” e il montaggio è costruito su alcuni temi, ma è comunque uno sguardo onesto e poetico.

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