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Les Miserables

Les Miserables

Dalle pagine di Victor Hugo al musical più rappresentato nel West End newyorkese, fino alle sue diverse versioni cinematografiche: il successo de “I miserabili” non conosce limiti di tempo, epoche e differenti supporti narrativi. Forse perché nelle storie del ladro Jean Valjean, dell’orfana Cosetta, dell’inflessibile tutore della legge Javert e di tutti gli altri, tanti, personaggi che vennero inventati dalla penna dello scrittore francese, ognuno di noi può ritrovare i sentimenti che dominano le nostre vite e le verità ultime che gli danno senso: amore, amicizia, fede, onore, povertà, lotta all’ingiustizia, l’importanza della legge ma soprattutto della moralità e della giustizia, che spesso può non collimare con la legge umana.
Il libro di Victor Hugo è veramente un’opera “mondo” capace di appassionarci e farci riflettere a ogni sua rilettura. Non a caso, ora, nelle sale italiane, esce “Les Miserables”, diretto da Tom Hooper (già autore de “Il discorso del re”), versione cinematografica del musical di successo. Un film in cui, dunque, i protagonisti affidano alle canzoni (bellissime) il compito di raccontare le loro storie. Il musical è il genere che più di tutti gli altri richiede allo spettatore lo sforzo di accettare la finzione filmica (il fatto che, improvvisamente, una persona si metta a cantare a squarciagola, magari catapultata in un contesto totalmente differente da quello in cui si sta svolgendo l’azione), ma una volta deciso di aderire a questo grado finzionale è di certo il genere che più degli altri coinvolge lo spettatore, perché, come ben sappiamo, la musica e le canzoni unite alle immagini sono in grado d’investire lo spettatore con un grado emozionale altissimo. Il film di Hooper riesce magnificamente in questo: grazie a una regia grandiosa (basti vedere come si apre il film, con una scena in cui migliaia di carcerati lavorano, all’unisono, cantando la stessa dolente canzone, per trascinare un’immensa nave in porto, o ancora la scena delle insurrezioni nella Parigi della Restaurazione di Napoleone III, con tutto l’afflato epico-rivoluzionario che potano con sé), alle potenti canzoni e soprattutto al carisma dei suoi attori (da Hugh Jackman-Valjean, a Russel Crowe-Javert fino ad Anne Hataway, che interpreta la parte della madre di Cosette, un ruolo brevissimo, ma in cui lascia assolutamente il segno), che il regista ha costretto a cantare nel momento stesso in cui stavano recitando la scena (generalmente, invece, gli attori recitano e la canzone è fatta suonare in playback). Questo accorgimento ha fatto sì che nel film ci fosse un surplus di verità e, quindi, di emozione, che non può non colpire lo spettatore.
Una pellicola maestosa, dunque, per ricostruzione, direzione d’attori, mezzi utilizzati, che ci ricorda, inoltre, che la possibilità di redenzione è alla portata di ognuno di noi, se ci si affida a una legge che non è quella degli uomini, spesso incapaci di essere veramente giusti, ma quella di Dio. E che pone il suo sguardo sui poveri, sugli umili, sugli “ultimi della terra”, per raccontarne la forza, l’importanza, la grandezza.
 

Allegato: caritas_pasqua2013.pdf (2,62 MB)
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