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Le meraviglie

‘Le meraviglie’, per la regia di Alice Rohrwacher si è aggiudicato il Gran premio della Giuria al Festival di Cannes. Questa la valutazione pastorale dell’ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema).

Le meraviglie

‘Le meraviglie’, per la regia di Alice Rohrwacher si è aggiudicato il Gran premio della Giuria al Festival di Cannes. Questa la valutazione pastorale dell’ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema).

Conviene partire da quello che suggerisce la regista nel pressbook: "... é un film che racconta della campagna, dell'amore un po' bizzarro tra un padre e le sue figlie, di figli maschi mancati, di animali e fate che abitano nella televisione. E' un film che è accaduto dopo il Sessantotto. E' un film dove si parla in viterbese ma quando ci si arrabbia si risponde in francese e tedesco. E' anche una fiaba".
E ' una sintesi che si può definire esaustiva, che aiuta in buona parte a chiarire, ma poi le immagini appaiono meno nette, e qualche intoppo subentra. L'impressione è che la Rohrwacher abbia scritto il copione con i temi che il dibattito contemporaneo rimanda come i più urgenti, incalzanti e vicini all'omologazione culturale. La necessità di ascoltare la campagna, i prodotti della terra, di tornare a far parlare (e non soffocare) la Natura; l'incombere della televisione come luogo dell'abbassamento della fantasia e minaccia per il pensiero libero; l'affetto per la famiglia da parte del padre in forme sgraziate e in modi irruenti; il ruolo di saggia mediazione della mamma. E poi l'idea della fine del mondo. Cosa fare? Forse chiudersi in un recinto rivoluzionario e romantico, gettare sull'ambiente uno sguardo dolce e compassionevole dove riso e pianto non possano fare altro che convivere, dove l'infanzia riesca almeno a vivere il bello di quei momenti rubati e preziosi. Dove la realtà possa chiedere l'ultimo aiuto alla favola. Vera, però. Se no, perché quel cammello che gira nei campi? perché la primogenita si chiama Gelsomina? Perchè, se non per riandare a quei tempi (prima del sessantotto, appunto) quando famiglia e ambiente respiravano a pieni polmoni, e la Gelsomina felliniana era simbolo di una condizione femminile subalterna ma carica di spiritualità.
Rohrwacher regista lascia il periodare sciolto della sua opera prima ("Corpo celeste") per una messa in scena più difficile, non sempre comprensibile, talvolta enigmatica e cerebrale. Affascinante tuttavia perchè corre sulla soglia di domande difficili (dove nasce il disagio contemporaneo?) e sa di non avere una risposta definitiva.
 

Allegato: pora.JPG (558,08 kB)
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