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La gelosia

La gelosia

La Nouvelle Vague non è morta. Non soltanto perché uno dei suoi fondatori, Jean Luc Godard, è ancora vivo e all’ultimo Festival di Cannes ha vinto anche un premio con la sua ultima pellicola (un’opera naturalmente sperimentale, in 3D, per un regista che ha sempre sposato la sperimentazione come stile connotativo). Ma anche perché nelle sale italiane è uscita un’opera bella e intensa che è girata secondo i dettami della Nouvelle Vague: bianco e nero, lunghi dialoghi, altrettanto lunghi silenzi, una storia che sembra vita vissuta più che un racconto finzionale. “La gelosia”, diretto da Philippe Garrel (autore “minore” della “compagnia” dei “giovani turchi” della Nouvelle Vague), permette allo spettatore di assaporare ancora la magia di un movimento cinematografico nato negli anni Sessanta e che ha rivoluzionato il modo di fare cinema.
I registi della Nouvelle Vague cercavano la verità nella finzione, usavano la macchina da presa come una penna stilografica per scrivere una poesia sul mondo, la vita, l’amore, le relazioni umane, il senso dell’esistenza. Ebbene il film di Garrel offre allo spettatore l’occasione di vivere un avventura cinematografica come questa, a trent’anni di distanza dal periodo d’oro della Nouvelle Vague. Louis ha trent’anni, una figlia e una compagna che lascia per un’altra. Attore di teatro, a cui piace flirtare e fare lunghe passeggiate, Louis è innamorato di Claudia, un’attrice che adora Majakovskij e da alcuni anni ha appeso la “maschera” al chiodo. Gelosa e imprevedibile, Claudia ama Louis di un amore libero. Insofferente alla vita domestica e a un appartamento troppo piccolo per il suo ego, Claudia trova lavoro come archivista nello studio di un architetto che diventa molto presto il suo amante. Ignaro Louis le dichiara ogni giorno il suo amore, camminando per parchi e per ore con lei e la figlioletta, a cui lo lega un amore tenero e infinito. Abbandonato bruscamente da Claudia, Louis è inconsolabile fino al (tentato) suicidi o, a cui metteranno riparo la figlia, la sorella e il teatro.
Girato letteralmente “in casa”, “La gelosia” attinge personaggi ed eventi dal vissuto biografico di Philippe Garrel: rende finzione, infatti, il reale tradimento del padre (Maurice Garrel), interpretato nella pellicola dal figlio Louis. Sacrificato con la madre all’amante, il regista francese non ha mai dimenticato la gelosia nutrita ieri e testimoniata oggi dal suo cinema poetico, che da sempre privilegia la forma. In bilico tra desiderio e impossibilità di governare e comprendere i sentimenti, “La gelosia” è il frammento più vero del vero di un discorso amoroso intorno alla separazione, all’esigenza irrealizzabile dei suoi personaggi di impedire la perdita e subire l’assenza. Una riflessione sui rapporti umani, amorosi e familiari, sull’esistere, sulla fragilità di tutte le cose e sulla necessità di dedicarsi ad esse con impegno e passione per fare sì che possano durare. Il tutto raccontato attraverso una storia che non segue un filo logico ma che, come nella vita, procede per salti, sbalzi, momenti, sull’onda delle emozioni. Dove ogni momento, anche il più banale come quello di stare seduti assieme su una panchina in un parco, assume il suo valore unico e fondamentale.
 

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