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L'uomo dal cuore di ferro

Regia di Cédric Jimenez

L'uomo dal cuore di ferro

Praga 1942: l’automobile scoperta con a bordo Reinhard Heydrich percorre le strade della città, quando all’improvviso un ragazzo corre davanti alla macchina con un fucile per sparare al gerarca nazista. Prima che l’azione si compia, un salto a ritroso nel tempo ci porta all’origine dell’ascesa di Heidrich.
Inizia così il film di Cedric Jimenez, il regista francese che si è ispirato all’omonimo romanzo di Laurent Binet, sull’operazione “Anthropoid”, l’azione della Resistenza cecoslovacca contro il nazista.
La prima parte del film è incentrata sulla figura di Heidrich, espulso dalla Marina per aver compiuto un atto infamante contro una giovane, fino all’ascesa ad alto ufficiale nel partito nazionalsocialista per volontà di Himmler, di cui diventa il pupillo e designato successore. La seconda parte del film si concentra sull’attentato che alcuni ragazzi, nati in Cecoslovacchia e addestrati in una base militare britannica, preparano contro Heidrich.
Heidrich è stato uno dei più feroci nazisti, tanto da meritarsi il soprannome di “macellaio di Praga”, colui che ha pianificato la soluzione finale ed ha organizzato, partecipando in prima persona, all’uccisione di uomini, donne, bambini, sacerdoti nei villaggi che venivano via via occupati dall’esercito tedesco.
Nel disegnare la figura di Heidrich viene mostrata quell’incredibile schizofrenia che sta alla base dei comportamenti di molti nazisti, cioè da una parte, almeno apparentemente, benevoli padri con i propri figli, dall’altra feroci persecutori. I ragazzi che facevano parte della Resistenza vengono mostrati buoni e generosi (uno di loro prima di agire prega con il rosario in mano). Purtroppo, aldilà della storia reale, oggettivamente drammatica, il film pone alcune domande ma senza alcuna scintilla di speranza. Infatti, tra le domande cruciali, espressa anche da uno dei personaggi, vi è quella se valeva la pena di compiere un gesto che avrebbe portato come conseguenza la vendetta feroce verso i più deboli. Soprattutto, sembra non avere risposta di fronte a chi, anche in punto di morte, sembra mettersi al posto di Dio. “L’uomo dal cuore di ferro”, come è facilmente intuibile, è un film non per tutti, che sembra produrre solo angoscia e nessuna speranza; per un pubblico maturo e preparato ad affrontare il senso di strazio e di orrore che il film lascia nello spettatore.

Fonte: Il Cittadino

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