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Demolition

Davis Mitchell ha tutto: una bella moglie, un ottimo lavoro come broker, una bella macchina. Ma non sembra contento o realizzato, ascolta senza sentire veramente quello che gli dice la donna e si perde nei suoi pensieri. Sono insieme in macchina a discutere di cose banali quando, improvvisamente, un’altra auto va a sbattere con la loro, causando un incidente. Davis si salva miracolosamente, la moglie muore. Da quel momento la vita dell’uomo cambia improvvisamente, prendendo una stranissima direzione.

Demolition

Davis Mitchell ha tutto: una bella moglie, un ottimo lavoro come broker, una bella macchina. Ma non sembra contento o realizzato, ascolta senza sentire veramente quello che gli dice la donna e si perde nei suoi pensieri. Sono insieme in macchina a discutere di cose banali quando, improvvisamente, un’altra auto va a sbattere con la loro, causando un incidente. Davis si salva miracolosamente, la moglie muore. Da quel momento la vita dell’uomo cambia improvvisamente, prendendo una stranissima direzione.

“Demolition”, diretto dal canadese Jean-Marc Vallee, racconta la storia di una difficile elaborazione di un lutto, del cammino, estremamente personale e che può seguire strade non immaginabili, che ognuno di noi deve compiere per poter superare il dolore di una perdita e ricominciare a vivere. Davis reagisce in maniera anomala, infatti, alla morte della moglie: nessun pianto, nessuna commozione, ricomincia a lavorare da subito, a differenza del suocero (che è anche il suo datore di lavoro) che non riesce a superare la perdita della figlia e cerca di parlare con lui come per svegliarlo dal “torpore” in cui sembra immerso. Per Davis sembra che non sia cambiato nulla: sembra non avere sentimenti, non prova nulla. L’unica cosa che sente è quella di scrivere una lettera di reclamo ad una società di distributori automatici che gestisce quelli dell’ospedale dove la moglie è morta. Il giorno dell’incidente, infatti, Davis aveva comprato una merendina che però non era stata erogata per colpa di un difetto della macchinetta di distribuzione. Quello che nasce come un banale reclamo si trasforma in una serie di lettere, nelle quali Davis fa delle confessioni estremamente personali, in cui l’uomo mette a nudo se stesso e la sua vita con una sincerità anche crudele. Le lettere catturano l’attenzione di Karen, responsabile del servizio clienti, madre single di un ragazzo adolescente problematico. Anche lei, come Davis, è in una fase complicata della sua vita. E’ così che due perfetti sconosciuti stringono un legame molto profondo, che diventa per entrambi un’ancora di salvezza. Grazie a Karen e al figlio, Davis riuscirà finalmente a fare quello che, all’inizio del film, tenta solo di simulare: piangere, sinceramente e apertamente, il suo lutto. E comprendere come abbia dato per scontato troppe cose nella sua vita e si sia fatto sfuggire quello che aveva sotto gli occhi.
“Demolition” tenta di raccontare quanto sia difficile affrontare il dolore di una perdita e quanto ogni persona abbia bisogno del suo tempo e delle sue modalità per riuscirci. Per Davis, ad esempio, la consapevolezza viene dopo avere letteralmente “demolito” (da qui il titolo) ogni singolo oggetto della sua vita da sposato (tutti i mobili della casa, ad esempio). Distruggere tutto per ricostruire, smontare per riassemblare. Ma la pellicola di Vallee, già autore dell’intenso Dallas Buyer Club, ci ricorda, soprattutto, che abbiamo bisogno di qualcun altro se vogliamo superare le difficoltà, grandi e piccole, che la vita ci riserva. Nel confronto, nell’ascolto, nella condivisione c’è l’unica via possibile per la salvezza. Davis grazie al rapporto con Karen e con il suo giovane figlio scopre quanto vuota fosse la sua vita, comprende quanto grande sia la perdita di quella moglie che non è forse mai stato in grado di amare veramente, e finalmente si riscopre uomo: essere che ha sentimenti, prova emozioni, anche quelle più dolorose, e che grazie a tutto questo vive veramente la sua esistenza.

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