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28.07.10
Famiglia italiana: cresce la fragilità
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Nel 2008 le separazioni sono state 84.165 e i divorzi 54.351, con un incremento rispettivamente del 3,4% e del 7,3% rispetto all'anno precedente. È quanto risulta dal rapporto Istat su "Separazioni e divorzi in Italia", relativo al 2008.
Sul tema della "fragilità coniugale", che stando ai dati Istat è un fenomeno in continua crescita, abbiamo rivolto alcune domande a Francesco Belletti, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari.
In Italia crescono le separazioni e i divorzi, con una media di durata del matrimonio di 15 anni in caso di separazione e di 18 in caso di divorzio. Come valutare questo dato?
"È certamente un dato da prendere seriamente. La situazione critica, di fragilità, delle famiglie comincia a dare segnali molto forti: anche se non siamo ancora ai livelli degli alti Paesi europei, credo che in Italia si possa cominciare a parlare di 'emergenza coppia'. A mio avviso il dato medio della durata dei matrimoni tradisce, perché a noi risulta che ci siano molte separazioni nei primissimi anni di matrimonio e molte altre dopo 20-25 anni, cioè dopo che marito e moglie hanno cresciuto i figli. Sono questi i momenti critici in cui le coppie avrebbero maggiormente bisogno di aiuto".

Uno dei dati salienti del rapporto è infatti l'aumento delle separazioni tra gli ultrasessantenni…
"Intorno ai 60 anni, età in cui oggi lo stato di salute e le condizioni di attività sono in genere ancora molto buone, si fa strada l'idea di una second life, di una seconda vita che però non si pensa affatto che possa avvenire all'interno della coppia. In altre parole, si cerca la novità senza riscoprire la promessa fatta nel matrimonio. La gente si scopre delusa dai cambiamenti delle persone, ed anziché approfondire il rapporto cerca nuove modalità: a mio avviso è un dato sorprendente, perché dopo 20-25 anni di matrimonio l'alleanza di coppia si è consolidata, ed è sicuramente cambiata".
È la "tenuta" del matrimonio, quindi, ad essere messa in discussione?
"Non si vuole più gestire la fatica della relazione, si fa fatica a restare nell'ambito delle promesse matrimoniali. L'incapacità della tenuta è anche molto evidente nelle nuove generazioni, nelle quali è forte la tentazione del rewind, del riavvolgere il nastro come se nulla fosse successo. Ma tutto ciò che si fa ci segna, ci costruisce. Per questo è una responsabilità della Chiesa e della società far capire che la famiglia felice non è quella dove non si litiga mai, ma quella che resiste alle promesse, che è capace di un percorso di tenuta in grado di far attraversare insieme le difficoltà".
Di fronte alle difficoltà, le coppie si trovano spesso da sole…

"È proprio questo uno dei principali nodi critici da affrontare: oggi imparare dai propri genitori è molto meno facile, e la coppia si trova sola di fronte ai cambiamenti. Senza contare i modelli trasmessi dai media, in cui alla prima difficoltà la coppia si lascia. Per questo è necessario aiutare le famiglie a gestire i momenti di crisi, senza arrivare per forza alla separazione, che è un costo non solo economico, ma anche affettivo per gli adulti. I consultori, i servizi sociali, il supporto psicologico hanno senz'altro un ruolo importante, ma bisogna anche 'farsi compagnia' tra coppie, e in questo le parrocchie potrebbero svolgere un ruolo prezioso".
No, dunque, alla "privatizzazione"?
"La privatizzazione del rapporto di copia è una trappola di solitudine, oltre che un danno per la sfera sociale: si fa famiglia nella società, nella parentela, nella tradizione familiare… Le difficoltà vanno messe in conto già dopo il ritorno dal viaggio di nozze, ed è normale ritrovare il proprio compagno o la propria compagna di vita molto diversi dopo 25 anni. L'obiettivo a cui si dovrebbe tendere, nella coppia di sposi, è quello di ritrovare una second life per sé: una famiglia che funziona è una famiglia che si ridà una seconda occasione, vivendo le difficoltà o cambiamenti come occasione di approfondimento dei rapporti di coppia".

Ci si sposa sempre meno, sempre più col rito civile, e si tende a posticipare la data delle nozze..."Anche se non abbiamo ancora raggiunto i livelli degli altri Paesi europei, e in linea di principio siamo tutti consapevoli del valore insostituibile della famiglia, non ci si è ancora resi conto che la fragilità è un virus mortale per il destino della famiglia, perché è sull'alleanza della coppia che si costruisce la genitorialità. Proposte come quella di far gestire la separazione dai notai, ad esempio, vanno nella linea della banalizzazione e della privatizzazione della separazione. È scandaloso, inoltre, che sia fiscalmente più conveniente essere separati che sposati. Per riscoprire invece la famiglia come patrimonio della società, luogo della coesione sociale, bisognerebbe investire su di essa, non solo in termini economici, ma culturali e valoriali. Ciò significa prevenire, anziché semplificare, la separazione: sostenere le coppie nella loro normalità di vita, e non rendere sempre più irrilevante un atto che è una scelta drammatica, oltre che un fattore di grande rischio povertà, sia per la moglie, sia per il marito, con o senza figli".
A cura di M. M. Nicolais
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